effetti della tecnologia sul cervello

Cosa accade a chi fa un abuso di smartphone e tecnologia?

Molti, quelli della generazione di mezzo, se ne sono già resi conto sulla propria pelle, molti altri hanno bisogno di leggere un articolo o uno studio per prendere coscienza degli effetti della tecnologia.

Cosa accade, dunque, a chi si affida solo alle potenzialità della rete e del proprio smartphone?

Dai calcoli agli appunti, dalle foto che sostituiscono i racconti, dalle ricerche che rimpiazzano lo sforzo di recuperare le informazioni dalla propria memoria: la tecnologia ha cambiato il nostro modo di essere ma gli effetti, purtroppo, inquietanti.

Perché la capacità di ricordare e di ragionare, va da sé, è una questione di geni ma anche e soprattutto di allenamento.

Il cervello, insomma, è molto potente, ma decisamente pigro, quindi non conviene affidarsi sempre allo smartphone per ricordare le cose.

Abuso di smartphone e tecnologia: come recuperare l’elasticità mentale

Cosa si può fare per recuperare le vecchie abilità? Imparare a fare ceramiche, giocare a scacchi, imparare una nuova lingua o uno strumento: tutto aiuta ma l’affidarsi completamente alla tecnologia ci rende, in definitiva, meno intelligenti dato che che l’intelligenza è data dall’insieme di tutte le abilità umane: velocità di calcolo, memoria, ragionamento, ecc.

Per renderci conto di quanto si sia ridotta la nostra abitudine al ragionamento basti provare a pensare a qual è l’ultimo numero telefonico che abbiamo memorizzato, le parole dell’ultima canzone che conosciamo dall’inizio alla fine, i nuovi compleanni che abbiamo annotato a mente e così via.

Per i numeri, del resto, ci pensa la rubrica digitale, ai compleanni, ci pensa Facebook, delle canzoni conosciamo a mala pena il ritornello, per le nozioni storiche e geografiche c’è Wikipedia mentre per i calcoli si ricorre puntualmente alla calcolatrice.

Tutto ciò, insomma, ci rende meno allenati al calcolo e e inclini al ragionamento.

Niente allarmismi, però, perché c’è anche chi la pensa diversamente o, comunque, ha la soluzione. Secondo questa fazione non bisognerebbe considerare solo negativamente il rapporto tra memoria e internet. A sostenerlo è, tra i tanti, Francesco Antinucci, Direttore di ricerca all’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. Secondo l’esperto, in sostanza, esternalizzare la memoria per certi tipi di informazioni può liberare il cervello per attività cognitive più complesse.

Come se, in definitiva, finissimo per non memorizzare i numeri telefonici, i compleanni o le date delle battaglie perché, semplicemente, non serve e abbiamo bisogno di fare spazio ad altri concetti più utili.

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