Mutilazioni genitali femminili: incubo per 200 milioni di donne

Giornata contro le mutilazioni genitali femminili. Onu chiede tolleranza zero

R. - Sicuramente denunciare chi migrando con loro continua a perseverare in questa pratica.

Molte comunità praticano la mutilazione genitale nella convinzione che garantirà la verginità prima del matrimonio, la fedeltà della futura sposa e quindi l'onore familiare.

Le mutilazioni genitali femminili sono un problema globale che richiede una risposta globale, sollecita l'Onu impegnata con le sue agenzie - Unicef, Unfpa, Un Women, Oms - a sostenere programmi di sensibilizzazione e di assistenza sociosanitaria nei Paesi dove più è diffusa questa piaga ai danni delle donne.

La mutilazione in Kenya viene praticata sulle bambine tra i 9 e i 12 anni e segna il passaggio dalla pubertà all'età adulta, il che significa che da quel momento la donna-bambina può esser data in sposa. Di certo non si possono abbandonare al loro destino.

"Quello delle MGF è un tema che i professionisti sanitari devono conoscere sia per poter essere accanto alle donne che hanno subito questa pratica sia per agire facendo prevenzione perché questa non sia ripetuta sulle giovani - commentano dall'Opi Firenze-Pistoia -". "Una pratica crudele che infligge danni emotivi duraturi nel tempo - ha aggiunto Fore - perpetrati sui più vulnerabili della società: le ragazze nella fascia di età compresa tra l'infanzia e i 15 anni". "Campagne di advocacy e social media possono amplificare il messaggio secondo cui porre fine alle mutilazioni genitali femminili salva e migliora le vite". Dopo essere rimasta orfana, è sfuggita a soli 9 anni al taglio, opponendosi con caparbietà alla volontà della sua famiglia, in particolare dei suoi zii. "All'inizio ho dovuto lottare per la mia condizione, poi ho visto che c'erano altre bambine in pericolo come me".

Un fenomeno che colpisce anche bambine e giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio, spesso a rischio di esservi sottoposte quando tornano nel loro paese di origine per visitare i parenti. Da allora l'impegno di questa donna keniota non si è più fermato.

Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) assieme a Unifef ha lanciato nel 2008 un programma per porre fine alle mutilazioni genitali delle donne.

Nella la Giornata internazionale sulla tolleranza zero nei confronti delle mutilazioni genitali femminili, la Farnesina ribadisce oggi il proprio convinto impegno per l'eradicazione di questa inaccettabile pratica, gravemente lesiva dei diritti e della salute delle donne e delle bambine. Per questo nel 2015 i leader del mondo hanno inserito l'obiettivo di eliminare le Fgm nell'Agenda dello sviluppo sostenibile da raggiungere entro quell'anno, come spiega Paolo Rozera, direttore generale dell'Unicef-Italia. "E' necessario anche affrontare le esigenze in materia di salute riproduttiva e sessuale delle donne e delle ragazze che ne soffrono le conseguenze".

La strada per tutelare i diritti delle donne, specie nei contesti più poveri, socialmente e culturalmente più arretrati, è ancora lunga da percorrere e richiede uno sforzo condiviso da parte dei popoli e degli Stati, come è stato sottolineato anche nel documento sulla "Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune", sottoscritto il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azharl Ahmad Al Tayyib.

Correlati:

Commenti


Altre notizie