Amazon, Bezos denuncia estorsione: "Tabloid minaccia di pubblicare mie foto osè"

Jeff Bezos

"Naturalmente non voglio che foto personali vengano pubblicate, ma non voglio nemmeno partecipare alla loro ben nota pratica di ricatti, favori politici, attacchi politici e corruzione", scrive quindi Bezos, spiegando che, per quanto sia complicato possedere un giornale come il Washington Post, non si pente affatto del suo investimento in una "istituzione fondamentale che ha una missione fondamentale".

Dell'uomo più ricco del mondo, che è anche proprietario del Washington Post (famoso anche per le inchieste su Trump), si è parlato su tutti i giornali scandalistici quando, a gennaio, insieme alla moglie MacKenzie, ha annunciato il divorzio, dopo 25 anni di matrimonio.

L'obiettivo del ricatto? Costringere Jeff Bezos a sospendere le indagini che aveva avviato per scoprire come il National Enquirer (e soprattutto perché) avesse confezionato un articolo dove veniva, per l'appunto, svelata la sua relazione con la Sanchez.

Jeff Bezos contro il 'National Enquirer'. De Becker ha scoperto le motivazioni politiche dietro il ricatto.

Bezos spiega l'oggetto del ricatto Bezos spiega come un legale della'Ami - il gruppo guidato da David Pecker, alleato e amico di Trump, e a cui fa capo il giornale scandalistico National Enquirer - ha inviato a uno dei suoi collaboratori alcune email in cui si minaccia di postare foto osé che il fondatore di Amazon avrebbe inviato via sms alla sua fidanzata Lauren Sanchez, comprese alcune immagini in cui Bezos apparirebbe completamente nudo. "Nella lettera di Ami che rendo pubblica, vedrete i dettagli precisi della proposta di estorsione". Bezos scrive che nelle email inviate si dice che le immagini verranno postate se lui e il suo legale non diranno il falso alla stampa, affermando pubblicamente di non aver alcun elemento per dire che la copertura di Ami è stata politicamente motivata o influenzata da forze politiche.

I've written a post about developments with the National Enquirer and its parent company, AMI. "Dopo che Mr. Trump divenne presidente, ricompenso' la lealta' di Mr. Pecker con una cena alla Casa Bianca alla quale l'executive dei media porto' un ospite con importanti legami con i reali in Arabia Saudita". Pecker sarebbe anche coinvolto in pagamenti a donne che sostengono di aver avuto una storia con Trump, comprandone esclusiva per poi non pubblicarla.

"Se nella mia posizione non sono in grado di reagire a questo tipo di estorsione, chi altro può farlo?" E di fatto, per la prima volta, puntando il dito direttamente verso Donald Trump: "La mia proprietà del Washington Post è una cosa molto complicata. E il presidente Trump e' una di queste persone, come appare ovvio dai suoi tanti tweet".

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