Cara di Mineo verso la chiusura: al via oggi lo sgombero

Decreto sicurezza il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa

Sono cominciati i primi trasferimenti dal Cara di Mineo: stamattina è partito un bus con 25 migranti diretto al Centro di assistenza straordinaria di Trapani. Le operazioni si sono svolte senza contestazioni nella massima tranquillità.

Altri 25 saliranno sul secondo pullman per essere poi portati 15 in un Csa di Siracusa e 10 in un Csa di Ragusa.

Chiede invece un incontro al ministro Salvini il sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta: "Io sono sempre stato contrario al Cara, sono d'accordo per la sua chiusura, ma lo Stato non può lasciare qui le macerie che ha creato". La struttura sarà svuotata entro il 2019. I prossimi trasferimenti sono previsti per il 17 febbraio e altri 50 ancora il 27 febbraio. Non è escluso che abbiano già abbandonato volontariamente la struttura. Sulla struttura sono aperte più inchieste. Attualmente nel Cara di Mineo, il più grande Centro accoglienza richiedenti asilo d'Europa e il secondo in via di chiusura in Italia dopo quello di Castelnuovo (Roma), sono ospitati 1.244 migranti.

A differenza di quanto successo nelle scorse settimane per la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto dove nel giro di pochi giorni sono stati messi in strada migranti regolari con permesso di protezione umanitaria e trasferite fuori dal Lazio anche famiglie con bambini che frequentavano la scuola di Castelnuovo, per Mineo il prefetto di Catania ha disposto con largo anticipo un piano di trasferimenti in strutture vicine lasciando per ultime le famiglie in modo da consentire ai bambini che frequentano l'anno scolastico a Mineo di poter tranquillamente concludere l'anno. Noi siamo martiri e mi meraviglio che adesso si intesti la battaglia per la chiusura del Cara chi è stato il carnefice del territorio - Chiedo al ministro Salvini di incontrarmi per tutelare il territorio sia economicamente sia sul fronte della sicurezza. "Siamo italiani come gli altri, più degli altri perché abbiamo fatto il nostro dovere in silenzio". "L'allora ministro Roberto Maroni - aggiunge il sindaco - aveva preso degli impegni con il nostro territorio: nel Patto per la sicurezza c'era scritto che bisognava compensare l'economia tradizionale che avrebbe potuto ed è stata danneggiata dall'istituzione del Cara".

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