Primo impianto permanente al mondo di una mano robotica FOTO E VIDEO

Ecco il primo impianto permanente al mondo di mano robotica: è realizzato a Pisa

La protesi consiste in impianti di titanio che fungono da ponte tra le ossa dell'avambraccio (ulna e radio) e le terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall'altro. In pratica, la donna potrà utilizzare nella vita di tutti i giorni la sua 'nuova' mano robotica, controllandola in mondo del tutto naturale e riottenendo le percezioni sensoriali.

La tecnologia è utilizzabile nella vita di tutti i giorni, tanto che la paziente svedese sta già svolgendo un programma di riabilitazione per riallenare i muscoli dell'avambraccio.

Anche il senso del tatto era finora piuttosto limitato: i pazienti, infatti, erano costretti a monitorare la mano tramite la vista, non sapendo perciò con quanta forza afferrare un oggetto, o quando la mano entrava in contatto con qualcosa. Il nuovo impianto è stato sviluppato in Svezia dal team guidato da Max Ortiz Catalan presso Integrum, l'azienda che per prima ha realizzato una protesi artificiale usando la tecnica dell'osteointegrazione, in collaborazione con la Chalmers University of Technology. Il tutto rientra nel progetto europeo DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated Prosthesis with neural control and sensory feedback), che come detto poco sopra è coordinato dall'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma Horizon 2020.

La vera svolta sta nell'essere riusciti a innestare un impianto di questo tipo in una amputazione transradiale (cioè, sotto il gomito). Il nuovo impianto invece consente un controllo più efficace della mano perché fa uso di sedici sensori inseriti nei muscoli residui e, grazie agli elettrodi che connettono protesi e sistema nervoso, la donna recupererà le sensazioni tattili perdute con l'amputazione.

Il prossimo obiettivo è impiantare il sistema protesico su altri due pazienti, uno in Italia e uno in Svezia. La donna, alla quale la mano era stata amputata nel 2002, è stata operata al Sahlgrenska University Hospital di Goteborg in Svezia, dai chirurghi Richard Brånemark e Paolo Sassu. Parallelamente, in un ambiente di realtà virtuale, sta tornando ad imparare a controllare la mano robotica che, nelle prossime settimane, potrà portare a casa e usare quotidianamente. "Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata - ha osservato Christian Cipriani - e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale".

Al progetto partecipano inoltre le università svedesi di Lund e Gothenburg, quella britannica dell'Essex, il Centro svizzero per l'Elettronica e la Microtecnologiay, l'Università Campus Bio-Medico di Roma, il Centro protesi dell' Inail e l'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna.

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