Ankara, Usa ci consegnino basi militari in Siria dopo ritiro

Il presidente statunitense Donald Trump parla con i giornalisti a Washington 6 gennaio 2019

Ma Erdogan non ha voluto sentire ragioni. Appena arrivato in Turchia, Bolton aveva detto che la Turchia non avrebbe dovuto avviare azioni militari in Siria senza consultare gli Stati Uniti, e che, in ogni caso, queste azioni non avrebbero dovuto mettere in pericolo gli alleati degli Stati Uniti. Ha precisato inoltre, in giornata, che l'esercito è pronto ad usare la forza contro i militanti, legati al partito Pkk, che si trovano in loco. Erdoğan ha detto che le dichiarazioni di Bolton sono inaccettabili e che le condizioni richieste dagli Stati Uniti non possono essere rispettate.

I miliziani dello YPG sono stati "la fanteria" degli americani nei 4 anni in cui in Siria gli aerei Usa hanno bombardato di continuo le postazioni dei terroristi dello Stato Islamico.

Per il leader di Ankara, resta valido "il chiaro accordo" del mese scorso con il presidente Usa: "una svolta storica" che alcuni funzionari starebbero ora cercando di ostacolare. Insieme a Bolton, erano giunti il capo di Stato maggiore John Dunford e l'inviato speciale per la Siria e la Coalizione anti-Isis James Jeffrey. Ed è soprattutto a livello militare che le consultazioni proseguono intense tra i due maggiori eserciti della Nato.

Cruciali sono il destino delle armi pesanti fornite ai curdi per combattere i jihadisti e il controllo di almeno 16 basi americane in Siria, che i turchi vorrebbero controllare o vedere distrutte. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri turco Mevlüt Cavusoglu.

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