Parigi, la figlia del boss Riina apre un ristorante

Mafia, lo Stato presenta il conto ai Riina: chiesti 2 milioni per le spese carcerarie

I suoi ventiquattro anni al carcere duro sarebbero costati allo Stato circa 2 milioni di euro. Il cambiamento che coinvolge la famiglia di Lucia Riina, il marito Vincenzo Bellomo, e la figlia che ha poco più di due anni, riguarda il loro trasferimento e l'apertura di un ristorantino nella capitale francese che si chiama "Corleone by Lucia Riina". A notificare la cartella esattoriale da pagare alla moglie del padrino di Corleone, Ninetta Bagarella, è stata Riscossione Sicilia, la società che riscuote i tributi nell'isola. "Perciò stiamo studiando bene la questione per vedere in che termini è posta".

"A noi sembra una boutade - commenta il legale della famiglia Riina, l'avvocato Luca Cianferoni - perché la legge esclude espressamente che il rimborso per le spese di mantenimento in carcere si estenda agli eredi del condannato".

Intanto il sindaco di Corleone manifesta il suo dissenso: "Nel mondo ci sono tanti ristoranti e locali col nome del paese". Ad attivare le procedure di recupero sarebbe stata l'ultima casa circondariale nella quale e' stato recluso il capomafia di Corleone, quella di Parma, appunto. "Vita nuova", scrive la pù' piccola dei figli Riina, sulla sua pagina social: è il 30 novembre, forse l'inizio della sua 'fuga' parigina. Un "battesimo" criminale precoce e un'accusa grave: l'omicidio di un coetaneo, durante una rissa, per cui venne condannato a 12 anni. Poca roba, fino all'incontro con Luciano Leggio, all'epoca mafioso rampante che stava tentando di farsi strada. Un metro e 58, che gli è valso il soprannome di Toto' U Curtu, è uscito dal carcere dell'Ucciardone nel 1956, a pena scontata solo in parte, e si è subito unito al gruppo di fuoco di Liggio.

Un conto da due milioni di euro per la detenzione del capomafia arrestato a Palermo il 15 gennaio 1993, dopo 23 anni di latitanza.

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