Clima: Cop24, 'non c'è un piano B'

«Sul clima è una questione di vita o di morte»

Tuttavia, se la 24ma edizione della COP è appena iniziata, alcuni paesi hanno già definito la propria strategia contro il cambiamento climatico. È quello che ha affermato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, in un drammatico appello rivolto nel discorso di apertura della Conferenza climatica COP24, oggi a Katowice, nel sud della Polonia. Più che di bassa presenza sarebbe giusto parlare di assenze. L'attenzione degli ambientalisti è alta. "Le speranze sono ora nella Cop24". A cominciare dal Brasile, che in teoria avrebbe dovuto ospitare la prossima edizione della COP25.

Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, presente all'inaugurazione e rammaricato che il governo degli Stati Uniti abbia voltato le spalle all'accordo di Parigi, ha invitato a "puntare di più sui leader locali e non solo sui governi" visto che il 70% delle emissioni di CO2 negli Usa è controllato dai governi locali e dalle città.

"La scienza del clima ci dà ancora speranze, ma il tempo per le chiacchiere è finito da un pezzo - dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia -". Il primo è dare una risposta significativamente più ambiziosa ai progressi scientifici. Ma dopo lo smacco dell'Accordo di Parigi del 2015, denunciato da Donald Trump per via degli effetti negativi delle limitazioni ambientali sulle imprese americane, la pressione sta aumentando. Da ultimo considerare l'attenzione verso il clima la via migliore per trasformare il mondo in meglio. L'istituto con sede a Washington ha fatto sapere che stanzierà 200 miliardi per il periodo compreso tra il 2021 e il 2025, una somma doppia rispetto a quella prevista per il quinquennio precedente. Ci sono bambini che marciano fuori dalle scuole, attivisti che si mobilitano e sono sempre più frequenti le cause legali che contrappongono singoli o intere comunità ai responsabili delle emissioni di gas serra: "dall'industria petrolifera ai responsabili della deforestazione del Pianeta". Un riferimento, questo, alla promessa dei Paesi ricchi di garantire allo scopo finanziamenti per i piu' poveri per cento miliardi di dollari l'anno entro il 2020.

Citando un recente rapporto scientifico sulle conseguenze disastrose, lasciando la media dell'incremento delle temperature globali al di là di 1,5 gradi, Guterres ha esortato i paesi a ridurre le loro emissioni del 45 per cento dai livelli del 2010, entro il 2030 e le finalità e net zero emissioni entro il 2050. Del resto anche i ricercatori dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) lo hanno detto chiaramente: gli impegni di Parigi non sono abbastanza. Sappiamo che, quando il buco dell'ozono stava minacciando il pianeta, il genere umano, con uno spirito comunitario davvero notevole, è riuscito a unire gli sforzi ed a tenere sotto controllo un fenomeno che comunque esiste ancora (anche se i mentecatti che non ci credono sono molti) ma che non crea più gli allarmi di qualche decennio fa. E le previsioni parlano di un aumento delle temperature di 3-5°C entro il 2100. "Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l'anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro". Questo è un momento cruciale per tutti noi, un vero e proprio test per l'umanità. Quelli che non lo faranno saranno condannati dalla Storia e ne dovranno render conto.

Il punto centrale è che ad impegnarsi non devono essere gli stati: il loro potere di contrattazione con le multinazionali e con la grande industria è ormai chiaro a tutti.

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