Batterio in sala, salgono a 4 i casi accertati sulla via Emilia

Batterio in sala, salgono a 4 i casi accertati sulla via Emilia

La notizia delle indagini seguite alla morte di alcuni pazienti in Veneto a causa delle complicazioni derivanti dal batterio Mycobacterium chimaera che contaminerebbe le macchine cuore-polmone utilizzate nelle operazioni che riguardano il cuore, è una cronaca praticamente annunciata.

Ormai è accertato: in Emilia Romagna salgono a quattro i casi di infezione da micobatterio chimera, e per tre di essi la patologia è risultata letale. Il tema delle infezioni nosocomiali e delle correlate resistenze batteriche costituisce uno dei totem del Piano Nazionale Simit, messo a punto dal Presidente Prof. "Il problema del batterio chimera è noto da qualche anno - spiega Pier Giorgio Scotton, Responsabile delle Malattie Infettive dell'Ospedale di Treviso e membro SIMIT - Agli ospedali di Treviso e Vicenza lo abbiamo evidenziato già all'inizio del 2017. È associato all'utilizzo di una macchina per interventi in extracorporea, che durante l'intervento ha provocato un aerosol di particelle colonizzate dal germe e questo andava a contaminare il cavo dell'intervento". Finora non si sapeva però come l'agente patogeno arrivasse nei cosiddetti apparecchi per ipotermia. Tuttavia, questi stessi germi possono diventare pericolosi se sono presenti delle protesi cardiache o vascolari: quando si attaccano a del materiale protesico possono determinare delle infezioni importanti.

Quella contratta di pazienti degli ospedali del Veneto e dell'Emilia-Romagna, è una malattia molto rara. Scotton "è difficile da diagnosticare, perché il tempo dell'incubazione è molto lungo e può emergere anche fino a 5 anni dopo l'intervento. Da ultimo, precisiamo che il quarto paziente di cui si parla è attualmente vivo". La risposta è arrivata da una equipe internazionale che ha effettuato un'analisi di 250 campioni di sangue di 21 pazienti che avevano avuto un'infezione postoperatoria in Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Australia e Stati Uniti. In tutto si tratta di 134 casi che la Regione sta esaminando su richiesta del ministero della Salute dopo le morti in Veneto e in Emilia-Romagna. Sono stati anche avvisati i pazienti operati dal 2010 in poi, affinché se manifestino determinati disturbi si possano recare presso i reparti di malattie infettive. Di Perri. Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Torino "Ci sono dei progressi, ma oggettivamente resta ancora molto da fare". È poi necessario utilizzare con molta cautela quelli che stanno arrivando, che hanno delle proprietà non particolarmente straordinarie rispetto ai problemi da affrontare, ma restano comunque delle risorse da sfruttare.

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