Midterm Usa, i dem vincono ma per Trump sembra un pareggio

America alle urne riscossa dei dem

Dalla donna più giovane mai eletta al Congresso alle prime musulmane che diventano deputate americane, dalla rifugiata alla prima nativa americana omosessuale: sono alcuni dei volti nuovi tra i democratici emersi dalle elezioni di Midterm negli Stati Uniti. Che ieri non abbiano trionfato i progressisti lo prova anche il fatto che molte candidate repubblicane hanno fatto campagna e vinto sulla base di temi come i limiti al diritto all'aborto, la paura dei migranti e il rigetto delle rivendicazioni femministe sulle molestie sessuali.

E, quasi incredibilmente, lo è addirittura di più di quanto non lo fosse già due anni fa, al termine di un'elezione presidenziale sfiancante e divisiva. Di insistere, cioè, con la sua maniera di fare "il Trump". Ma tra i giovani (20-35 anni) ex sostenitori di Trump vi sarebbe una perdita di consenso tra il 15 e il 20 per cento.

Da una parte i segnali di allarme provenienti dalle aree suburbane erano evidenti già da prima dell'arrivo di Trump, dall'altra la sua figura ha certamente rappresentato, ce lo raccontano i dati, un ulteriore fattore negativo.

Dalla sua, però, avrà anche a disposizione due anni per governare con l'atteggiamento di chi è all'opposizione. Terzo: Trump si concentrerà di più sulla politica estera, settore in cui può prendere decisioni anche molto importanti senza dover passare dal Congresso.

Così funziona il liberismo e così sta trionfando: svuotando la democrazia, rendendo irrilevante la voce del popolo e sostituendola con sondaggi-truffa, gossip e approssimazione, tutti gestiti da ben pagati propagandisti che fanno finta di essere scienziati e intellettuali mentre sono solo dei servi fedeli. "Forse c'è una increspatura ma certamente non penso che sia una onda blu", ha detto ai cronisti. La Cnn per celebrare questo risultato titola "Non è l'anno della donna, è l'anno delle donne", la testata Politico ha attivato sul sito The Women Rule Candidate Tracker, un contatore che monitora in tempo reale candidature, vittorie e sconfitte.

I Repubblicani sono comunque riusciti a guadagnare la poltrona di governatori in stati chiave come Ohio e Florida, mentre i Dem hanno vinto in Michigan, Illinois, Iowa, Kansas Pennsylvania. Naturalmente, è tutt'altro che scontato che lo facciano. "Come Paese e come governo dobbiamo cercare un modo di trovare un terreno comune per costruire il successo di questo Congresso", ha detto Ryan che non si è ricandidato ad un nuovo mandato.

Nancy Pelosi sta parlando a una folla osannante perché da domani invece di essere la Minority Leader sarà a capo della maggioranza Democratica alla Camera. Non esiste, di fatto, un rischio concreto di ingovernabilità, però: Barack Obama ha avuto la maggioranza alla Camera solamente nei primi due anni della sua presidenza (in cui, però, ha fatto approvare la riforma sanitaria). È un incarico di grande visibilità e di grande potere: lo speaker decide a quali leggi dare priorità e a quali no, a quali deputati dare spazio e visibilità parlamentare e a quali no, a quali fare arrivare più fondi dal partito e quali meno.

E c'è anche la prima musulmana: si tratta di Rashida Tlaib, che sarà la prima islamica eletta al Congresso.

Discorso analogo a quello della Camera (ma di segno politico opposto) per il Senato, dove i Repubblicani rispettano i pronostici, non solo mantenendo la maggioranza ma anzi rafforzandola ulteriormente (arrivando a 54-55 seggi).

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