Pernigotti chiude a Novi Ligure. Sindacalista: 'Nessun preavviso, gianduiotti prodotti in Turchia'

La proprietà turca chiude la Pernigotti, a Novi Ligure rischiano il posto in 100

"Il passaggio di proprietà ha spesso significato svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione".

"Chiude lo stabilimento produttivo della Pernigotti di Novi Ligure". L'11 luglio 2013 l'azienda viene ceduta dalla famiglia Averna al gruppo turco appartenente alla famiglia Toksöz, attivo nel dolciario, nel farmaceutico e nel settore energetico.

Pernigotti fu fondata nel 1860 da Stefano Pernigotti a Novi Ligure: all'inizio era una drogheria famosa per il torrone. In un incontro convocato in Confindustria ad Alessandria l'azienda ha comunicato la decisione di chiudere la fabbrica che oggi occupa 50 addetti in produzione e 150 in amministrazione e vendita. A rendere famose le prelibatezze al cioccolato di Novi e' soprattutto la golosita' della famiglia Reale italiana, di cui Pernigotti diviene fornitore ufficiale. Nel 1868, a seguito di una crescente notorietà dei prodotti del negozio, Stefano decide di fondare assieme al figlio (Francesco, 1843-1936) venticinquenne una società: il 1 giugno del 1868 nasce ufficialmente, con un capitale di seimila lire, la "Stefano Pernigotti & Figlio", azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria. Poi nel 1995 Stefano Pernigotti, succeduto al anni prima al padre Paolo, perde i due giovanissimi figli in un incidente in Uruguay e, rimasto senza eredi, nell'estate del 1980 decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna (quella del famoso amaro). "La chiusura dello stabilimento di Novi Ligure si tradurrà nel licenziamento di circa cento persone", ha raccontato il segretario Flai Cgil Marco Malpassi - Sono cinque anni che facciamo proposte all'azienda, a fronte di bilanci mediamente in rosso per 10 milioni ogni anno e di quattro amministratori delegati che si sono avvicendati. Nel 2000 cede anche la Streglio a una nipote. 100 i licenziamenti annunciati. Nei piani dell'azienda c'è infatti lo smantellamento della parte produttiva e il mantenimento del marchio e della rete commerciale, che servirebbe dunque a vendere prodotti fatti in Turchia (a partire dalla crema spalmabile che già viene prodotta in Anatolia).

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