MotoGP Marquez: "Sepang pista dura per noi, ma lo era pure Motegi..."

AFP  LaPresse

Mick Doohan, icona Honda, ha vinto cinque Mondiali 500GP con la Honda, esattamente come Marc Marquez.

Il Cabroncito ha onorato il suo idolo giovanile indossando guanti e stivali che riproducevano i colori usati da Doohan durante il suo tempo nella 500cc. Ecco alcune parti dell'intervista dell'inviato Paolo Ianieri, dalla Gazzetta in edicola il 1 novembre.

"Verissimo. Mi ha chiesto se mi avrebbe dato fastidio il fatto che corresse con stivali e guanti miei". Per lui, per la Honda, per lo sport. Prendiamo Valentino: "fa parte dell'immagine Yamaha quanto la Yamaha della sua". La caduta di Phillip Island, e il conseguente zero nella casella dei punti segnati, però, non è andato giù allo spagnolo che in Malesia, ultima gara del trittico asiatico, vuole tornare a guardare tutti dal gradino più alto del podio. I suoi titoli o il suo stile di guida?

"Una cosa è collegata all'altra". La sua guida è impressionante e rende le corse molto eccitanti. Questi sono i rischi del motociclismo - ha aggiunto Marc - magari a volte possono accadere in Moto3, ma lì le moto sono molto più leggere. Ci sono sempre stati: contatti, gomitate, e mosse un po' aggressive. "Spesso fino all'ultima curva non sai come finirà".

"La determinazione. Ha un impegno totale". C'è chi dice che sia troppo aggressivo, ma lo sono tutti. Se non sei aggressivo, non vincerai mai. I grandi piloti come lui, come Valentino, sanno adattarsi. Anche cambiando moto, i bravi vincono sempre. È la materia organica che fa la differenza sulla meccanica. "Certo, in questo momento non vuoi essere su un'Aprilia, ma Marc vincerebbe con quasi tutte le moto".

Si rivede in qualcosa di Marquez?

"Sarei uno sbruffone a dirlo. L'obiettivo era comunque la vittoria, se poi non era possibile allora mi accontentavo, ma pensavo sempre a vincere". Entrambi abbiamo vinto cinque titoli, tutti con Repsol e tutti con Honda; Ci sono molte somiglianze.

"Sì. E torniamo al discorso di prima: crede che si preoccuperanno uno dell'altro?" No. Sono entrambi forti e ognuno sarà concentrato su se stesso. E ora comanda in Honda.

"Alberto è un pilota, ed è quello che serve in una squadra". Le Ducati qui vanno forte e questo non è forse il nostro miglior circuito, ma lo era anche Motegi.

Infine non poteva mancare un commento su Valentino Rossi e il periodo difficile della Yamaha: "non c'è ragione per cui non si debba considerare Valentino per il titolo". È sempre tra i primi in campionato grazie alla sua consistenza, ha sfiorato la vittoria in varie occasioni. Il rispetto che ho per l'uomo è immenso.

"Penso che le due cose vadano di pari passo". Ovviamente ci si preoccupa un po' per questo o quell'altro, come succede al padre di Marc e agli altri genitori che si vedono nel paddock. Se tutto continua ad andare come è andata la sua carriera fino ad ora, correrà sempre per vincere. Quando corri non pensi alle statistiche, anche se per i media sono importanti. "E comunque io non capisco perché Bayliss continui a correre a 49 anni e mezzo".

La scusa è che allena il figlio Oli. Suo figlio Jack, invece, ha scelto le auto. "Non è un problema per me, ed è semplicemente una questione di trovare il tempo". Temo di essere stato io a mettergli in testa certe idee, e ha la stessa mentalità che avevo io: non si arrende mai. "Il prossimo anno lo aspetta la F. 3 internazionale, vediamo...".

Correlati:

Commenti


Altre notizie