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Google cede su Android: nessuna restrizione per i produttori

Dopo la multa di 4,34 miliardi di euro ricevuta lo scorso luglio dalla Commissione europea per per abuso di posizione dominante con il sistema operativo Android, ora Google fa sapere di voler aggiustare il tiro, e lo fa con una soluzione su più livelli.

Gli utenti sono comunque abituati ad avere sui loro cellulari lo store Google Play e le applicazioni come Gmail e Google Maps, quindi difficilmente i grandi produttori come Samsung cambieranno le dotazioni dei loro telefoni, semplicemente spenderanno qualche soldo in più per pagare le licenze finora gratuite. Il browser Chrome ed il tool di ricerca non richiederanno spese aggiuntive, mentre invece il pacchetto comprensivo di Play Store, Gmail, YouTube e Google Maps avrà un costo dedicato.

Non sono ancora disponibili i prezzi delle licenze, e si può presumere che le cifre varieranno in modo significativo in base agli accordi fatti con i singoli sviluppatori.

Dovrebbero essere tre i gruppi di Paesi europei, con Regno Unito, Svezia, Germania, Norvegia e Olanda nel primo gruppo, dove la licenza per uno smartphone con schermo da 500 ppi o superiore la licenza costerebbe 40 dollari, circa 35 euro, prezzo che scenderebbe a 20 dollari per un dispositivo con schermo da 400-500 ppi, e 10 dollari per le densità inferiori. I produttori potranno infatti decidere di vendere smartphone senza Play Store e app di Google, oppure di venderli con tutte queste app e senza Chrome, oppure ancora di vendere gli smartphone con tutte le applicazioni di Google come avviene già oggi.

Inoltre, la società ha anche deciso di permettere ai produttori di installare e vendere diverse versioni di Android, compreso quelle derivate dal sistema operativo classico.

La testata online d'Oltreoceano "TheVerge" afferma di essere venuta in possesso di documenti "confidenziali" da cui si evince come Google sia in procinto di applicare royalty di importo differente a seconda della nazione e della tipologia di dispositivo Android commercializzato.

Ancora non è chiaro se questa mossa di Google sarà sufficiente per soddisfare l'adeguamento alle norme europee richiesto dalla Commissione europea.

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