Smettere di fumare, una ricerca propone un test come soluzione

Fumatore

Stando ai risultati, coloro che hanno un metabolismo più rapido hanno un minor rischio di diventare dipendenti dal fumo. Si tratta di un recente studio [VIDEO] condotto all'Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, basato sull'osservazione approfondita di un centinaio di fumatori e che ha messo in relazione la loro dipendenza con il processo individuale della metabolizzazione della nicotina nel loro organismo.

Dal 13 al 15 ottobre si è tenuto a Venezia il XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP). Con il test del sangue o della saliva è possibile cronometrare il metabolismo della nicotina. Aiutare a smettere di fumare è diventato, quindi, uno degli obiettivi dell'OMS e di tutte le società di ricerca che si occupano di pneumologia e tumori.

In effetti smettere di fumare non è così semplice come si potrebbe pensare.

I dati preliminari indicano appunto che i fumatori con un metabolismo lento della nicotina hanno una maggiore dipendenza dal fumo, tendono ad accorciare i tempi fra una 'bionda' e l'altra, hanno bisogno di più sigarette per soddisfare il desiderio di fumare.

Stefano Nardini, il presidente della SIP, afferma: "Purtroppo smettere di fumare è ancora molto difficile: la maggior parte dei fumatori non riesce a farlo da sé e anche con l'aiuto di trattamenti integrati, dal counseling ai farmaci, tanto che le percentuali di individui ancora in astinenza a 3, 6 e 12 mesi dall'ultima sigaretta sono basse, pari rispettivamente al 32%, 21% e 14%".

Smettere di fumare è ancora molto difficile e le statistiche, allo stato attuale, evidenziano che il tentativo di abbandonare il vizio fallisce nell'80 per cento dei casi e, ancora oggi, non esistono indicazioni certe su quale terapia o farmaco sia realmente efficace. Ogni anno sono 7 milioni le persone che muoiono per colpa dei polmoni marciti, a seguito delle sigarette e sono quasi 1 milione le vittime del fumo passivo, ovvero il semplice inalare il fumo respirato da persone che ci circondano. Per questi soggetti potrebbe perciò essere indicato un trattamento che fornisca dosi costanti di nicotina, per esempio in cerotto, in modo da ridurre il desiderio della sostanza e facilitare la disassuefazione. Il fumo attivo, inoltre, è in Italia la principale causa di mortalità che è possibile prevenire: le stime parlano di oltre 70mila decessi ogni anno, di cui il 25% riguarda individui di età compresa tra 35 e 65 anni.

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