Google ha deciso di chiudere Google+

Google ha annunciato che chiuderà Google+, il suo social network, dopo avere scoperto che a causa di un difetto nel software i dati di 500mila utenti del servizio sono rimasti accessibili ad hacker e programmatori per tre anni.

Secondo il Wall Street Journal, Google avrebbe scelto di non rivelare la falla e la potenziale perdita dei dati per evitare la gogna pubblica che ha portato perfino Mark Zuckerberg a conferire davanti al Congresso degli Stati Uniti.

Dal momento che i server di Google+ non conservano i log delle API per più di due settimane, la compagnia non è in grado di confermare in alcun modo il numero di utenti interessati dalla vulnerabilità, motivo per cui al momento si tratta solo di stime.

Alphabet ha quindi deciso dipiantare l'ultimo chiodo sulla bara di un esperimento mai decollato, sopprimendo tutte le funzionalità per gli utenti. È stato infatti il Wall Street Journal a raccontare per primo della vulnerabilità in Google Plus, un bug che secondo la testata era noto Google almeno dal mese di marzo.

La società, oltre a staccare la spina alla versione consumer di Google Plus, rafforzerà la sicurezza dell'intera infrastruttura di interscambio tra i propri servizi e le app di sviluppatori terzi, limitando l'accesso che queste ultime possono richiedere e ottenere ai dati contenuti nei servizi Google (come Gmail) e alle funzioni dello smartphone, come la lista delle chiamate. Sapeva tutto anche l'amministratore delegato di Google Sundar Pichai, avvisato dell'accaduto, a cui è stato consigliato di non divulgare nulla. Il WSJ fa riferimento a fonti informate sulla vicenda e a documenti.

A salvare il colosso di Mountain View da una multa massima pari al 2% dei ricavi totali, che la Ue potrebbe comminare per non avere segnalato alle autorità entro le 72 ore successive della scoperta dell'incidente, potrebbe essere il fatto che la nuova General Data Protection Regulation ossia la famosa GDPR è entrata in vigore a maggio mentre la problematica a Google+ è stata archiviata a marzo. Fra queste nomi, indirizzi email e occupazione.

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