Venom, Trailer del Film Marvel in uscita

Venom - Recensione

Integralmente slegato dalle vicende narrative dell'uomo ragno di New York (ora con gli Avengers), il Venom diretto da Ruben Fleischer sembra essere un lungometraggio supereroistico che sbarca sul mercato cinematografico attuale, saturo di comic book movies, fuori tempo massimo. Venom è come il simbionte alieno da cui prende il nome e che ha giusto questo e le origini extraterrestri in comune con il fumetto della Marvel da cui è tratto. La sceneggiatura è stata affidata a Scott Rosenberg e Jeff Pinker, i due hanno rielaborato un precedente script di Dante Harper.

Iniziamo con la questione più spinosa riguardante la pellicola in questione: può un film incentrato su Venom esistere senza Spiderman? Da un lato la navicella spaziale del ricchissimo cattivo pseudo scienziato Drake (Riz Ahmed, quello di Four Lions, Nightcrawler) che di ritorno sulla Terra si schianta nella Malesia Orientale facendo fuggire un altrettanto cattivo blob-simbionte; dall'altro le segrete sperimentazioni dello stesso Drake effettuate in un mega centro tecnologico nella baia di San Francisco con altri blob-simbionti inoculati nei corpi di poveri homeless. Felpa col cappuccio, jeans, sneakers, borse sotto gli occhi, lo sfigato Brock è uno di quei tizi robusti che potrebbe menare le mani con il vicino prevaricatore o il delinquentello del market ma che ha paura della sua ombra.

Il peggior crimine di Venom risiede nel fatto di essere solo un mediocre film di supereroi che non è riuscito a sfruttato in pieno il potenziale della sua premessa.

Secondo il manuale cinediagnostico, soffre della Sindrome di Waterworld quel film, medio o mediocre, che assurge ai disonori della critica ricevendo acerrime ed eccessive frustate, finendo per rappresentare il liberatorio archetipo del reietto, del capro espiatorio e di tutto il brutto dell'universo. Dopo aver indagato su uno degli esperimenti di Drake, l'alieno Venom, Eddie vede fondersi il suo corpo con l'alieno simbionte, ed assume improvvisamente dei nuovi incredibili super poteri oltre alla possibilità di fare qualsiasi cosa desideri. Non c'è spazio per distrarsi e per aggrapparsi a sottotrame ingombranti. In questo Hardy è perfetto. E infatti l'attore dondola tra le due anime come un pendolo ossessivo. Il personaggio Marvel che nasce sulle pagine dei fumetti, da cui il film trae ispirazione, fonde la pazzia di Eddie Brock con l'odio del simbionte per Spider-Man, dando vita a un antieroe potenzialmente imbattibile e psicopatico, guidato solo da una propria legge morale: uccidere chiunque non reputi un innocente. Ambientato quasi tutto il film in esterni notte nolaniani, la capacità di caricare di ritmo e tensione l'intero racconto, orientando botte e colpi di scena nella dimensione del verosimile superhero anni ottanta/novanta, è da applauso. L'equipaggio è morto, tre delle quattro capsule dove i simbionti sono racchiusi sono al sicuro, ma una è riuscita a impossessarsi del corpo di una donna. Stan Lee appare per strada con cagnolino al guinzaglio tipo Hitchcock.

Correlati:

Commenti


Altre notizie