Oltre 100 morti in naufragio dimensione font +

Hani Amara  Reuters

Due corpi recuperati, un centinaio di dispersi, tra cui 20 bambini e due gemellini di 17 mesi, 215 soccorsi dalla guardia costiera libica e sbarcati a Khoms, 120 km a est di Tripoli, dalle motovedette libiche che hanno poi affidato i sopravvissuti alle cure dello staff medico di Msf.Sara Creta, operatrice in Libia, ha raccolto in ospedale le testimonianze di alcuni di loro.

Secondo le informazioni raccolte da Medici senza frontiere, due gommoni erano partiti la mattina dalla Libia con a bordo oltre 160 persone ciascuno: si tratta di sudanesi, maliani, nigeriani, camerunensi, ghaniana, libici, algerini ed egiziani. La provenienza dei migranti è varia: Sudan, Mali, Niger, Camerun, Ghana, Algeria, Egitto e la stessa Libiaa.

Una delle imbarcazioni si è fermata per una panne al motore, ha detto uno dei superstiti, mentre l'altra ha proseguito ma ha cominciato presto a sgonfiarsi. Abbiamo chiamato la guardia costiera italiana, spedendo con il telefono satellitare le nostre coordinate e chiedendo assistenza perché la gente cominciava a cadere in mare.

"Quando i soccorritori europei sono arrivati in aereo e lanciato zattere di salvataggio - ha aggiunto - eravamo già in acqua e la barca era già affondata e capovolta". In molti sono morti, comprese famiglie e bambini.

Sono stati recuperati solo due corpi.

Medici Senza Frontiere ha annunciato che un naufragio sulla costa della Libia di un barcone di migranti, avvenuto lo scorso 1 settembre, ha provocato circa 100 vittime. Solo poche persone avevano il giubbotto di salvataggio. Gli altri superstiti sono stati portati in un centro di detenzione sotto il controllo delle autorita' libiche. Tra gennaio e agosto, secondo i dati di Medici senza Frontiere, la guardia costiera della Libia ha riportato indietro 13185 migranti e tra questi anche presunti profughi.

Il nostro paese è arrivato anche a minacciare di non versare più il dovuto a Bruxelles se non ci fosse stata una ripartizione degli ospiti della nave. L'inadeguato accesso a cibo e acqua potabile potrebbe ritardare o impedire il recupero delle persone, o addirittura aggravare le loro condizioni. A tutto questo si aggiunge il dolore per aver perso un familiare in mare. Invece di ricevere il sostegno di cui hanno bisogno, migranti e rifugiati vengono arrestati e detenuti in condizioni deplorevoli, senza alcuna protezione di base o la possibilità di fare un ricorso legale, senza alternative.

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