Etruria: tribunale annulla sanzioni, Consob già sapeva

Banca Etruria no a sanzioni da Consob già sapeva

Dalle motivazioni con cui la Corte d'Appello di Firenze ha deciso di cancellare alcune delle multe emesse da Consob nel 2017, (perché secondo i giudici conosceva la situazione grazie a documenti e informazioni ricevuti da Bankitalia), ne consegue quello che noi sosteniamo da tempo riguardo la responsabilità diretta degli organi di Vigilanza. I giudici hanno così confutato la tesi che divenne, durante la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, uno dei maggiori punti di attrito fra Consob e Banca d'Italia.

Sul fronte dei rimborsi invece ancora nessuna certezza e sono migliaia i risparmiatori intrappolati nelle maglie dell'arbitrato Anac che non hanno nessuna notizia sul procedimento. La sentenza ribalta le posizioni poichè è stato dimostrato che quando Consob ha autorizzato la pubblicazione del prospetto sull'aumento, era pienamente consapevole dello stato di difficoltà in cui versava la banca.

In sostanza, hanno osservato i magistrati, "essendo Consob venuta a sapere dalla Banca d'Italia il 6 dicembre 2013 che Banca Etruria era sull'orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande, delle due l'una: o si riteneva (o quantomeno si sospettava) che il prospetto pubblicato pochi mesi prima non avesse dato contezza di ciò e quindi sarebbe stato falso e fuorviante (come in effetti la Consob è venuta a contestare nell'ottobre del 2016), ma allora Consob doveva cominciar subito l'indagine; oppure si accertava che il prospetto aveva rappresentato correttamente al pubblico degli investitori la situazione economica della banca emittente, ma allora non si poteva irrogare alcuna sanzione".

Numerose segnalazioni, già a partire dal 2013, in cui Bankitalia informava Consob della situazione su cui verteva Banca Etruria e sulla necessità di intervenire in quanto l'Istituto di credito non era "più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento". La tesi dell'avvocato Renzo Ristuccia in rappresentanza di Tezzon e degli altri opponenti, era diametralmente opposta: la Consob sin dalla fine del 2013 era a conoscenza almeno di due documenti importanti: tra cui le constatazioni delle ispezioni condotte ad Arezzo che si concludevano con un giudizio parzialmente sfavorevole. "Di più Banca d'Italia non poteva dire a Consob", affermano i giudici. La Corte si chiede se non fosse abbastanza per Consob "per cominciare ad indagare sulla trasparenza e veridicità del prospetto" dell'aumento di capitale.

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