Migranti, Amnesty International: "Italia collusa con la Libia"

Un campo di rifugiati in Libia guardati a vista da un soldato

Amnesty sostiene che i governi europei siano "collusi con le autorità libiche per contenere in Libia i rifugiati e i migranti, a dispetto degli orribili abusi che rischiano per mano della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia".

Nel briefing pubblicato oggi, "Fra il diavolo e il mare profondo".

"L'ennesima, drammatica, conferma arriva dal rapporto di Amnesty International: l'Italia è corresponsabile dell'aumento di morti in mare che hanno macchiato di sangue il Mediterraneo dall'inizio del 2018", ha dichiarato Andrea Maestri, esponente di Possibile, commentando le cifre fornite dalla organizzazione non governativa. Non solo, il dito viene puntato verso i comportamenti di Italia e Malta che, trattando le Ong in maniera "sempre più ostile" hanno "abbassato la priorità delle operazioni di salvataggio e ostacolato il vitale lavoro di salvataggio svolto dalle Ong".

Amnesty International accusa l'Italia e l'UE di "complicità" con la Libia tramite un "rafforzamento" del loro sostegno in modo da impedire le partenze o di intercettare rifugiati e migranti in mare per riportarli nel Paese, esponendoli violazioni dei diritti umani. Secondo Matteo de Bellis, ricercatore della Ong ed esperto di migrazione, "nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero dei morti in mare è salito. I piani di espandere questa politica di esternalizzazione nella regione sono profondamente preoccupanti", afferma de Bellis. Dopo essere intercettati in mare, la grande maggioranza, se non la totalità, di coloro intercettati in mare è stata trasportata nei centri in Libia dalla Guardia costiera libica "che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei". "Il recente numero di vittime non è solo una tragedia ma anche una vergogna".

Secondo i dati della Ong il numero delle persone rinchiuse nei centri libici da marzo a fine luglio è più che raddoppiato passando da 4 mila a 10 mila di cui 2 mila tra donne e bambini.

La decisione italiana di chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse in mare è pesantemente condannata.

Ingiustificati ritardi per lo sbarco hanno costretto persone con bisogno di assistenza urgente - fra cui feriti, donne incinte, sopravvissuti alla tortura, persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati - a rimanere in mare per molti giorni. Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l'Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei. "Nel suo rifiuto insensibile degli sbarchi di rifugiati e i migranti nei suoi porti, l'Italia usa le vite umane come moneta di scambio". Durante lo scorso anno, i governi europei non sono riusciti a raggiungere un accordo su riforme cruciali per il sistema di Dublino, che avrebbero potuto aiutare a evitare qualsiasi controversia sullo sbarco in Europa delle persone salvate in mare. Questa nuova politica è destinata alle barche delle Ong, alle imbarcazioni commerciali, e anche alle navi delle marine straniere.

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