La strage dei braccianti e l'ombra nera del caporalato

Il vicepremier Luigi Di Maio

I braccianti sottolineano di sentirsi "sfruttati" perché dal loro lavoro "fanno soldi soltanto l'imprenditore e il caporale". Almeno un quarto di queste persone lavorerebbe in condizioni di grave sfruttamento.

Attraverso corsi di formazione e tirocini, e grazie alla rete di aziende ed organizzazioni collegate alla Makers Unite, a molti ragazzi sono state offerte reali opportunità di lavoro.

A partire dal 2015 l'Osservatorio conduce un'approfondita analisi sul fenomeno del lavoro irregolare nelle campagne italiane sulla base di dati Istat, Crea, della Corte dei Conti, della Commissione Parlamentare Antimafia e anche sulla scorta di interviste.

Per questo non facciamo appello alle Istituzioni, le quali conoscono i loro doveri e se non li adempiono ne risponderanno davanti a chi democraticamente li giudica e controlla.

Ricordiamo che la Legge sul reato di caporalato è entrata in vigore il 4 novembre 2016; si tratta della Legge 199 del 29 ottobre 2016 recante: disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo. Un approccio che dovrebbe spingere le aziende stesse a verificare chi recluta e trasporta i braccianti. Ha permesso di aumentare controlli, arresti e regolarizzazioni di aziende?. Il rispetto del diritto al lavoro va esteso in particolare anche all'acceso dei fondi europei. 387 sono stati i lavoratori riconosciuti come vittime di sfruttamento in agricoltura.

Nel 1997, ora sono 21 anni fa, pubblicai il romanzo sociale "Cira e le altre, braccianti e caporali".

Un romanzo verista che mostra la beata ignoranza di chi non sa com'è fatto il mondo, come può essere in questo caso Cira, la protagonista, una diciottenne che chiede continuamente notizie sul lavoro, la previdenza, il sindacato. Purtroppo, però, come avviene il più delle volte in Italia, è disattesa, applicata infatti solo raramente e non sembra proprio che dalla sua approvazione le condizioni di chi è soggetto al caporalato o comunque a lavori che assomigliano molto alla schiavitù, ne abbia tratto vero beneficio. La cui passata in scatola, è bene ricordarlo, costa tra i 30 e i 50 centesimi al pezzo. Conseguente quindi è anche l'impegno a mettere in campo tutti gli strumenti che concorrono a combattere fenomeni di adulterazione, contraffazione e in genere ogni tipo di intervento doloso o fraudolento che mina il valore e l'integrità del Made in Italy. Sperando che non rimanga l'ennesima promessa d'agosto, con la politica distratta e le riviste patinate sotto l'ombrellone, mentre nei campi si continua a morire, anche di caldo.

L'altra misura necessaria è la regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati nel settore - l'80% dei braccianti del sommerso agricolo.

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