Marchionne morto il 23 luglio a Maranello: Google sbaglia e si scusa

E' morto Sergio Marchionne ex AD di FCA

E' successo a qualcuno che ha provato a scrivere Sergio Marchionne su Google, e come primo risultato ha visto comparire un pannello sulla destra dello schermo con il profilo dell'ex numero uno della Fca, non solo la data di nascita, ma anche il giorno e il luogo di morte, non accaduta. L'avvocato della famiglia Agnelli Franzo Grande Stevens aveva affermato che la sua malattia era dovuta all'incapacità di rinunciare al fumo delle sigarette. Aveva persino fissato una riunione che avrebbe dovuto tenersi in questi giorni. Il manager sarebbe stato poi portato in rianimazione, ma non dipendeva in maniera sistematica dalle macchine, che gli erano da supporto.

"Quello di Sergio doveva essere un intervento semplice - spiega -".

"Il giudizio più efficace su Sergio Marchionne è quello dato in questi giorni da John Elkann: Marchionne ha cambiato la mentalità del gruppo e, aggiungo io, ha trasformato una grande azienda italiana ed europea in una vera multinazionale che mette insieme industria, manifattura e finanza". La notizia è sulle prima pagine dei giornali del mondo, che gli riconoscono di aver salvato la Fiat e la Chrysler e, quindi, migliaia di posti di lavoro, che vuol dire la vita di tante famiglie.

Poche ore prima di dare il triste annuncio della scomparsa, Dagospia aveva reso pubblica una lettera che Marchionne era solito trasmettere ai nuovi dipendenti. "A volte bisognerebbe saper fermarsi".

Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, Marchionne si è presentato in clinica a Zurigo lo scorso 28 giugno sfinito fisicamente. "Se si fosse fatto operare alle Molinette, qui in Italia...". Forse non era nella condizione di affrontare un'operazione.

Nei suoi 14 anni di amministrazione Marchionne ha messo la firma su 14 bilanci, generando per il gruppo FCA un totale di 15 miliardi di utili, chiudendo in rosso soltanto 2 esercizi. "Sembrava che le sue condizioni di salute stessero migliorando - rimarca -".

È sempre a lui che si deve la rinascita del marchio Jeep (il brand è passato da circa 300.000 unità vendute nel 2009 alla previsione di 2 milioni di consegne entro fine 2018). Era chiaro a tutti che non stesse bene. Il suo fisico si era asciugato e lui era affaticato. Eppure era sempre in movimento, in viaggio da una parte all'altra del mondo.

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