Foodora, via dall'Italia con il "decreto dignità"

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico nonché vicepremier Luigi Di Maio

Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italy, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera nella quale ha espresso forti perplessità sui contenuti del cosiddetto decreto dignità.

Si chiama Decreto Dignità il provvedimento che Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nonchè Leader del Movimento 5 Stelle, presenterà al Consiglio dei Ministri e su cui punta all'approvazione entro la fine di giugno.

Sulla gig economy Di Maio promette "guerra al precariato" e non accetta compromessi, ma si muove su un terreno scivoloso, in equilibrio tra la ricerca di tutele per i lavoratori e il tentativo di scongiurare delocalizzazioni. Foodora è un'azienda tedesca, tra le più importanti del settore, insieme, tra le altre, a Deliveroo, Just Eat e Glovo Il 14 maggio Di Maio, dopo aver parlato con alcuni fattorini, aveva spiegato di volere un "decreto dignità" per garantire ai fattorini un salario minimo e "proibire la retribuzione a cottimo", introducendo contratti più stabili (e più costosi per le aziende). Un passo avanti? Ovviamente secondo il ministro si direbbe di sì: i quattro caposaldi della revisione della normativa vanno dalla lotta alla precarietà all'eliminazione dello spesometro e del redditometro, dalla disincentivazione alle delocalizzazioni allo stop alla pubblicità al gioco d'azzardo.

La proposta presentata da Di Maio alle aziende della Gig economy è quella di aprire un tavolo di contrattazione tra i rappresentanti dei riders e quelli delle piattaforme digitali e "chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy". In una prima bozza, in possesso di LaPresse, i lavoratori delle piattafome saranno assimiliati a subordinati: riceveranno una 'indennità mensile di disponibilità' proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti dal contratto collettivo applicabile.

A oggi un rider guadagna in genere cinque euro a consegna, che tolti Inps e Inail si riducono a 3,60 netti per consegna, e in un'ora può effettuare fino a tre consegne.

Di Maio: "No ai ricatti".

Che l'abolizione dei voucher abbia fortemente penalizzato questa categoria di lavoratori è un dato acquisito e, nostro malgrado, dobbiamo ammettere che le grandi catene come Foodora, JustEat e Domino's Pizza, rispetto a molte piccole imprese familiari che realizzano pasti da asporto, hanno il merito di organizzare con dei co.co.co. queste persone e di coordinarle in maniera più strutturata. "La tutela dei rider è la nostra priorità da sempre". "Lo abbiamo dimostrato con i fatti dal 2015, garantendo le tutele più elevate del settore", risponde. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci.

Il business del food delivery, ha un ampio potenziale di crescita e un mercato ancora inesplorato in cui espandersi. "Ha il mio totale sostegno su questo", ha detto il ministro dell'Interno in un comizio a Cinisello Balsamo (Milano). Alle "multinazionali in Italia a comprare le aziende italiane" Salvini arringa la folla e intima: "basta trattare i nostri lavoratori come pezze da piedi: sono vergogne che faremo di tutto per evitare".

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