Tito e gli alieni, la commedia 'lunare' con Valerio Mastandrea

Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni

Tito e gli Alieni è il titolo del nuovo film diretto da Paola Randi, talento delicato che torna dietro la macchina da presa a otto anni di distanza dal suo Into Paradiso.

In Nevada un mite e silenzioso professore (Mastandrea), da quando ha perso l'amata moglie, vive isolato nel deserto, passando le sue giornate ad ascoltare messaggi dallo spazio. Scienziato mesto a un passo dall'Area 51, segue un progetto, o almeno dovrebbe, per conto del governo degli Stati Uniti. Il suo torpore esistenziale è interrotto quotidianamente da Stella, giovane wedding planner per turisti che credono ancora agli alieni. L'improvvisa scomparsa del fratello (interpretato da Gianfelice Imparato, sempre bravo anche se appare in poche scene ) cambia definitivamente la vita quasi da eremita del professore perché l'uomo è costretto ad occuparsi dei due nipoti, la sedicenne Anita (Chiara Stella Riccio) e il piccolo Tito (Luca Esposito ) sette anni, con un unico grande desiderio: poter riascoltare la voce dell'adorato genitore defunto. La fantascienza è solo la forma, il codice linguistico e semantico scelto dalla Randi per parlare di temi universali, cercando - allo stesso tempo - di fornire perfino delle risposte. Si muove tra poesia infantile e incanto artigianale, per una tecnologia fantascientifica di matrice malinconica, che rintraccia nell'archeologia vintage una precisa e immediata idea di fiabesco (Linda è la versione dolce e femminile di HAL 9000 di 2001).

Per farlo, però, non si trascurino - al pari delle splendide location scelte - le radici napoletane, tanto care alla regista ("Io amo molto Napoli, avevo girato lì anche il mio primo film").

A tratti surreale, ironico talvolta, Tito e gli alieni è sicuramente una ventata di aria nuova in un panorama cinematografico poco propenso alle innovazioni coraggiose ed è una pellicola che merita di essere vista con critica attenzione malgrado esca in giugno, quando alle sale cinematografiche i più preferiscono le spiagge, ma entrare in sala per questa pellicola ne vale la pena. Il New York-New York, il Paris, il Venetian e il Luxor, il Flamingo e il Treasure Island sono il primo contatto che abbiamo con il mondo creato dalla quarantottenne regista milanese, che si rivela presto in tutta la sua vastità, quando i nostri piccoli eroi arrivano nel Nevada più vero, quello di Rachel e del vicino Lago Groom, sulla cui sponda sorge la celebre Area 51: indispensabile per la vicenda e ricostruita qui e là. E gli alieni. "Non so chi siano e se ci penso mi spavento - dice l'attore -".

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