Diminuiscono i fondi pensione, ma aumentano i sottoscrittori

I dati emergono dal consueto rapporto annuale della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, che è stato presentato giovedì 7 giugno, che segnala tuttavia la crescita degli iscritti alla previdenza complementare (+679.000): 7,6 milioni a fine 2017, pari a un aumento del 6,1% rispetto all'anno precedente, per un totale di circa 8,3 milioni di posizioni in essere, che includono però anche posizioni doppie o multiple relative a uno stesso iscritto.

A fine 2017, gli iscritti effettivi alla previdenza complementare in Italia sono 7,6 milioni, in crescita annua del 6,1%. Gli uomini sono il 62,3% degli iscritti alla previdenza complementare, a fronte del 57,7% di donne, mentre in termini di distribuzione per età e per area geografica di residenza, la maggior parte degli iscritti si concentra nelle fasce d'età centrali (35-54 anni; 56,3%) e al Nord (56,8%). Tra le altre misure contenute nella Legge di Bilancio 2018 vanno inoltre ricordate l'ampliamento del novero degli investimenti cosiddetti "qualificati", assistiti da un particolare regime fiscale, volto a favorire il contributo degli operatori previdenziali al sostenimento della crescita economica; l'individuazione dei criteri di destinazione del cosiddetto contributo contrattuale, al fine di dirimere le questioni applicative sorte in questi anni in presenza di diversi livelli di contrattazione; la soppressione di FONDINPS; l'estensione ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche iscritti alle forme pensionistiche contrattuali della disciplina fiscale di contributi eprestazioni; la facoltà per le parti istitutive dei fondi pensione del settore pubblico di regolare le modalità di espressione della volontà di adesione. Sulla stessa linea anche Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli attuari, il quale ha ricordato "l'obiettivo di un grande progetto di welfare integrato e allargato al Paese".

I contributi raccolti nell'anno ammontano a 14,9 miliardi di euro; quasi i tre quarti confluiscono nelle forme previdenziali di nuova istituzione. A fronte del rialzo del 7,8% registrato fra gli iscritti dei fondi negoziali, tanto per citare un caso, il versamento dei contributi ha segnato un incremento annuale del solo 3,5%.

Anche nel 2017 i comparti azionari hanno realizzato guadagni superiori, pari al 5,9% nei fondi negoziali, al 7,2% nei fondi aperti e al 3,2% nei PIP di ramo III.

I contributi versati nel 2017 si sono attestati a quota 14,9 miliardi di euro, con una media per singolo iscritto di 2.620 euro nel corso dell'anno. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 2,6 miliardi di euro e in rendita per circa 700 milioni di euro. A fine 2017, la quota degli investimenti in titoli di Stato è pari al 41,5 per cento e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all'anno precedente; per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7 per cento. E i giovani continuano a rimanere distanti dai fondi pensione. Sono invece aumentate le quote degli investimenti inaltri titoli di debito (che hanno raggiunto il 16,6 per cento), dei titoli di capitale (ora pari al 17,7 per cento) e degli OICR (ora pari al 14,4 per cento). Nel 2017 i rendimenti, al netto dei costi e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica, beneficiando principalmente dell'andamento favorevole dei corsi azionari nei principali mercati mondiali. Nel periodo dal 2008 al 2017, comprensivo di fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi pensione negoziali è stato del 3,3%, quello dei fondi aperti del 3%, dei PIP del 2,8% per le gestioni di ramo I e del 2,2% per quelle di ramo III, sempre superiore rispetto alla rivalutazione del TFR, che è stata pari al 2,1%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell'1,7 per cento.

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