Tumore del seno iniziale, chemio evitabile in 70% dei casi

Tumore al seno: ecco il test che potrebbe evitare la chemio nel 70% dei casi

"Se confermato in uno studio più ampio, questo approccio promette di estendere ulteriormente la portata di questa terapia a base di cellule T a un più ampio spettro di tumori", ha detto Misteli. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne. Il primo è quello che riguarda la terapia legata all'uso diretto di cellule immunitarie. Le radiazioni possono essere erogate da una macchina esterna (radioterapia a fasci esterni) oppure da sostanze radioattive (radioisotopi) impiantati all'interno del tessuto da trattare (radioterapia interna o brachiterapia). "Il nostro studio dimostra che la chemioterapia possa essere evitata in circa il 70% nelle donne in cui il test è indicato, limitandola quindi al 30% dei casi per cui la chemio può effettivamente portare dei benefici". La ricerca, infatti, non ha rilevato alcun miglioramento in termini di sopravvivenza libera dalla malattia quando la chemio era aggiunta all'ormonoterapia. Ma dall'analisi secondaria svolta sulle donne che dopo avere sviluppato un cancro al seno sono state seguite per il decennio successivo emerge una sopravvivenza maggiore in quelle che hanno seguito la dieta a basso contenuto di grassi (82%) rispetto a quelle che hanno proseguito con la dieta abituale (78%). In altri termini, in generale non c'è vantaggio nell'aggiungere la chemio. Un nuovo studio, infatti, ha mostrato come sia possibile utilizzare le cellule immunitarie della stessa paziente per affrontare una delle malattie più aggressive - e potenzialmente fatali - della nostra epoca. "Metà di tutti i tumori della mammella - spiega Joseph A. Sparano, condirettore della Ricerca Clinica presso l'Albert Einstein Cancer Center e Montefiore Health System di New York, oltre che vice-direttore del Gruppo di Ricerca sul Cancro ECOG-ACRIN, primo autore dello studio - esprimono recettori ormonali, sono HER2 negativi e non hanno dato metastasi linfonodali". Dello stesso avviso il professor Pierfranco Conte, direttore Unità di oncologia IOV di Padova, "questo studio va in aiuto di pazienti e medici per una condivisione delle scelte terapeutiche, aggiungendo un'informazione scientifica oggettiva importante, perché ora si può affermare che le pazienti con tali caratteristiche possono evitare la chemio". Si può in due terzi dei casi per le donne colpite da questa neoplasia in fase iniziale.

Secondo gli autori della ricerca, dunque, la chemio sarebbe superflua nelle pazienti over-50 con punteggio 0-25 e per le pazienti con meno di 50 anni e punteggio 0-15.

Il sistema immunitario di una paziente con cancro al seno in stadio avanzato con metastasi è stato sfruttato con successo per eliminare completamente le cellule tumorali e tutte le metastasi, offrendo alla donna una chance di cura laddove tutte le terapie convenzionali somministrate precedentemente avevano fallito: si tratta del traguardo senza precedenti reso noto sulla rivista Nature Medicine.

Correlati:

Commenti


Altre notizie