Ucciso in Ucraina il giornalista e dissidente russo Arkady Babchenko

Ucciso a colpi d'arma da fuoco a Kiev giornalista russo anti-Putin

Un noto corrispondente di guerra russo, Arkady Babchenko, costretto a trasferirsi in Ucraina dopo le critiche al ruolo di Mosca nel conflitto ucraino, è stato ucciso a Kiev.

Il capo degli SBU Vassiliy Gritsak accusa i servizi segreti russi di aver ordinato l'omicidio del giornalista che l'intelligence ucraina è riuscita a prevenire.

Si precisa che il committente dell'omicidio è stato fermato all'incirca tre ore fa. Il giornalista aveva 41 anni e aveva combattuto in Cecenia come membro dell'esercito russo negli anni Novanta; a Kiev lavorava per la rete televisiva della Crimea ATR. "Le autorità russe avevano reclutato un ex soldato per ucciderlo - ha raccontato ancora Gritsak -, la taglia sulla testa di Babchenko ammontava a 30mila dollari". "Ma aspettiamo i risultati dei prelievi sulla scena del crimine e l'interrogatorio dei testimoni, che potrebbero darci altre spiegazioni", ha riferito il capo della polizia della capitale ucraina. Un falso sicario inviato dalla polizia ucraina ha sorpreso il (presunto) killer vero? Ma soprattutto: come la prenderanno tua moglie e i tuoi amici, ai quali non hai potuto rivelare niente dell'operazione per timore di una fuga di notizie?

Ovviamente il colpo di scena progettato da Kiev ha provocato le ire di Mosca: "Siamo lieti di scoprire che Babchenko sia vivo - ha detto la combattiva portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova - ma è evidente che l'Ucraina ha organizzato questa messinscena per motivi propagandistici".

Acerrimo critico di Vladimir Putin, Babchenko, che si era anche candidato nelle elezioni del 2012, era uno dei più importanti corrispondenti di guerra della Russia e nel febbraio 2017 lasciò la patria dopo le minacce ricevute in seguito a un post su Facebook del dicembre 2016: si diceva 'indifferente' per la morte di diversi componenti del Coro dell'Armata rossa in un incidente aereo avvenuto mentre questi stavano per raggiungere a Siria.

Ed è questo che forse ci racconta con assoluta lucidità quello che stiamo vivendo, una continua commistione tra strategie narrative e realtà, nella quale ormai accettiamo senza problemi anche i falsi omicidi.

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