Tumore al polmone: le foglie di tè distruggono le cellule cancerogene

La cura per il cancro ai polmoni che eviterà la chemioterapia

Stando a quanto è emerso da questo studio, le nanoparticelle estratte dalle foglie del tè sarebbero in grado di distruggere le cellule del cancro ai polmoni. Parliamo di qualcosa di rivoluzionario, dove agendo direttamente sul sistema immunitario lo si addestra e fortifica con lo scopo di combattere il cancro, combinando metodi ad hoc per i pazienti.

La validità di questo nuovo biomarcatore è stata dimostrata nello studio di fase III CheckMate -227: i risultati iniziali sono stati presentati al congresso dell'American association for cancer research, svoltosi recentemente a Chicago e rappresentano, in particolare, un importante passo in avanti nel trattamento di prima linea del tumore del polmone non a piccole cellule.

E' questo lo scenario delineato dagli oncologi in occasione della presentazione del nuovo test Tmb (Tumor mutational burden) in grado di fotografare in modo completo le alterazioni molecolari del tumore analizzando fino a 500 geni e, sulla base di ciò, aprire la strada alla migliore immunoterapia per quel singolo paziente. Pascale' di Napoli - è uno strumento prezioso perché può permettere di identificare i pazienti che potrebbero rispondere all'immunoterapia.

Le neoplasie con un Tmb elevato sono soprattutto quelle del polmone, della vescica, gastrointestinali e il melanoma.

I punti quantici tradizionali presentano delle limitazioni, infatti il processo per produrli costa molto e queste nanoparticelle hanno anche un'alta probabilità di rivelarsi tossiche. Una terapia che si è mostrata più efficace nei tumori con un alto numero di mutazioni. Una nuova prova dell'efficacia dell'immunoterapia, ha aggiunto Cappuzzo, "arriva pure da un altro studio appena pubblicato sul New Englad Journal of Medicine, che dimostra come la combinazione delle molecole immunoterapiche nivolumab e ipilimumab possa risultare efficace anche nei pazienti con tumore al polmone non ancora operati, portando ad una regressione completa della malattia in circa il 40% dei casi".

Basti pensare che il tasso di sopravvivenza libera da progressione della malattia a un anno era più del triplo con la immunoterapia di precisione (43%) rispetto alla chemioterapia (13%). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Applied Nano Materials. "Ci stiamo avvicinando alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento di molte persone, pari a circa il 40 per cento, colpite da questa neoplasia in fase avanzata - continua Capuzzo - si tratta di un grande vantaggio per questi pazienti".

"Da un lato, fornire la migliore terapia a ogni persona colpita da tumore, dall'altro utilizzare al meglio le risorse disponibili".

Per Michele Maio, direttore del Centro di Immunoncologia e dell'Unità Operativa Immunoterapia Oncologica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese gli obiettivi ora sono chiari.

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