Scoperto un misterioso aumento dei CFC, le sostanze che bucano l'ozono

Qualcuno distrugge il buco dell'ozono. Ma gli scienziati non capiscono chi sia

E' la scoperta allarmante fatta dagli scienziati della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) degli Stati Uniti che pero' non riescono ancora a identificare la fonte dei gas vietati.

I clorofluorocarburi, o CFC, un tempo erano considerati un trionfo della chimica moderna.

Fino a che, nel 1987, un team internazionale di scienziati dimostrò che questa famiglia di sostanze chimiche stava danneggiando lo strato protettivo dell'ozono della Terra e creando un gigantesco buco nello strato di ozono che si forma ogni settembre sull'Antartide. Una quantità minore di CFC-11 esiste anche oggi nei frigoriferi e nei congelatori più vecchi.

Alla Noaa evidenziano che "Il Protocollo di Montreal è stato efficace nel ridurre i gas che impoveriscono l'ozono nell'atmosfera perché tutti i Paesi del mondo hanno accettato di controllare legalmente la produzione della maggior parte dei gas prodotti dall'uomo noti per distruggere l'ozono". Fin qui tutto bene ma secondo il nuovo studio, anche se le concentrazioni di CFC-11 nell'atmosfera sono ancora in calo, stanno diminuendo più lentamente di quanto non farebbero se non ci fossero nuove fonti.

Un pallone meteorologico della NOAA, attraverso uno strumento apposito, ha misurato il buco dell'ozono antartico rilevando così l'aumento delle emissioni del CFC-11. Dalla nuova analisi, infatti, i dati mostrano che, dal 2014 al 2016, le emissioni di Cfc-11 sono aumentate (rispetto al declino previsto) di oltre 14mila tonnellate all'anno a circa 65mila tonnellate all'anno.

Stiamo sventolando una bandiera per la comunità globale dicendo: "Questo è quello che sta succedendo, e sta impedendo il recupero tempestivo dello strato di ozono". "Saranno necessari ulteriori lavori per capire esattamente perché le emissioni di CFC-11 siano in aumento e se si possa fare qualcosa al più presto". In caso contrario, potrebbero verificarsi notevoli ritardi nel recupero dello strato di ozono. "Pensiamo che sia molto probabile che qualcuno stia producendo il Cfc-11, ma non sappiamo se sia per uno scopo specifico, o sia un prodotto secondario di qualche altro processo chimico", conclude l'autore. La conclusione dei ricercatori e' che le nuove emissioni sono dovute a "una nuova produzione non dichiarata da una fonte non identificata in Asia orientale".

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

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