Manette per due capi della Sacra Corona Unita

Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita/ Pizzini dal carcere per colpire pm antimafia

TERNI Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile di Brindisi, Antonio Campana, detenuto a Terni dove è stato raggiunto dalla nuova misura di custodia cautelare, sarebbe riuscito a comunicare all'esterno anche con un telefonino fatto entrare in carcere.

Due degli arrestati, considerati i boss dell'organizzazione, impartivano agli altri ordini dal carcere attraverso pizzini o chiamate effettuate con un cellulare detenuto illegalmente. L'indagine riguarda lo smantellamento di una associazione di stampo mafioso, in particolare ad una frangia della Sacra Corona Unita operante nel Brindisino.

Gli agenti della Squadra mobile di Brindisi al comando del vice questore Antonio Sfameni questa mattina hanno arrestato 12 persone, tre erano già detenute le altre 9 libere. Inoltre, i due mantenevano contatti con numerosi altri soggetti ristretti in vari Istituti Penitenziari italiani, attribuendogli linvestitura mafiosa e, in alcuni casi, sancendone laffiliazione. Rosafio, già affiliato, è ritenuto il referente di Martena e, quindi, il dirigente per suo conto della frangia dell'associazione mafiosa operante nella città di Brindisi e nella frazione di Tuturano, nonché incaricato del mantenimento dei rapporti con i clan attivi nella provincia di Lecce. Ronzino DE NITTO invece, componente della frangia mesagnese dell'associazione, viene individuato quale referente di CAMPANA e, per conto di quest'ultimo, promotore, organizzatore e dirigente della cellula criminale mafiosa di Mesagne.

Gli arrestati, tutti originari di Brindisi e Provincia, sono: Raffale Martena, 32enne; Antonio Campana, 39enne; Jury Rosafio, 41enne; Igino Campana, 63enne; Ronzino De Nitto, 43enne; Fabio Arigliano, 47enne; Mario Epifani, 37enne; Andrea Martena, 32enne; Andrea e Vincenzo Polito di 29 e 33 anni; Enzo Sicilia, 33enne e Nicola Magli di 37 anni. I due comunicavano non solo con gli esterni ma anche con altri che si trovano in una ventina di carceri sparse per l'Italia.

Campana, alle dipendenze del nipote Antonio faceva da tramite con l'esterno del carcere, quale contatto con gli associati in libertà e le istruzioni da veicolare loro.

Perquisizioni in diverse carceri, queste si sono rese necessarie dopo che Campana aveva manifestato l'intenzione di evadere dal carcere, ed anche perché aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del pm Santacatterina. In occasione di una rappresentazione teatrale, poi, avrebbe fatto in modo di reperire un particolare filo, capello d'angelo, che gli avrebbe permesso di segare le sbarre e tentare, così, l'evasione.

Tali circostanze, portate all'attenzione dell'A.G. inquirente, hanno determinato quest'ultima nell'attuare, in concomitanza con l'esecuzione delle misure cautelari emesse, un'ampia attività di controllo sia sui destinatari del provvedimento già detenuti sia su altri reclusi che hanno avuto contatti con i capi e/o promotori dell'associazione mafiosa di cui si è detto.

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