Scopre la leucemia in gravidanza: trattata con una cura innovativa

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La diagnosi della malattia è stata fatta alla madre durane il sesto mese di gravidanza: leucemia promielocitica è stata la valutazione; nel periodo precedente la donna non aveva mostrato nessun sintomo particolare.

La storia è di quelle che con un titolo così fanno il giro del web italiota, è pieno di persone che hanno il terrore delle chemio e che sono felicissime di leggere che esistono alternative. Il piccolo è nato il 23 aprile al Policlinico di Palermo in piena salute. Hanno tentato una tecnica innovativa, i primi in Italia a farlo, per evitare di nuocere al feto abbandonando la chemioterapia.

Il caso di Marzia è stato molto dibattuto perché è la prima volta in cui una cura non chemioterapica viene tentata su una donna in così precoce stato di gravidanza, almeno in Italia. "Il Policlinico universitario si conferma sempre più come polo di eccellenza sanitaria e come punto di riferimento, non solo per la Sicilia, ma come è dimostrato dalla particolarità di diversi casi che negli ultimi tempi sono stati curati in maniera eccezionale ed innovativa, anche a livello nazionale", ha detto Fabrizio Micari, rettore dell'Università di Palermo. Sia il bambino che la mamma stanno bene. "Nessuno può immaginare quello che ho provato quando mi hanno detto della leucemia". "Ai genitori e al nuovo arrivato facciamo i migliori auguri da parte dell'intera Azienda ".

Marzia Mocera si è presentata in ospedale quando ha notato petecchie emorragiche cutanee agli arti inferiori, presto propagate in tutto il corpo.

La paziente, dopo aver scoperto di essere malata di leucemia, ha portato comunque avanti la gravidanza con coraggio e determinazione. Anche optando per l'approccio "chemo-free", non era possibile usare uno dei due farmaci ritenuti indispensabili (triossido di arsenico), per la potenziale tossicità sul feto. La gravidanza è andata avanti senza complicanze ostetriche fino alla 35,4 settimana, quando si è deciso di procedere al taglio cesareo.

Marzia è stata poi sottoposta a terapia salvavita (solo con acido retinoico) e terapia di supporto per il rischio emorragico, infettivo e da lisi tumorale e maturazione (sindrome da differenzazione). "L'inizio della terapia salvavita - spiegano i medici - uccidendo rapidamente le cellule leucemiche, ne determina il rilascio di sostanze particolarmente tossiche". "Fortunatamente la paziente ha risposto veramente bene al trattamento, con progressiva normalizzazione dei parametri e risoluzione delle complicanze", hanno spiegato dichiarato recentemente i medici durante una conferenza stampa. "Non solo, ma la paziente è andata in remissione molecolare".

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