Tirreno Power: 26 a giudizio per disastro ambientale

Inchiesta sulla centrale di Vado: ventisei rinvii a giudizio

Andranno a processo diversi consiglieri di amministrazione e direttori di dipartimento e manager che hanno guidato Tirreno Power dal 2004 al 2014.

I legali delle parti civili, comitati e associazioni ambientaliste, che sono state ammesse al processo, hanno espresso la loro soddisfazione.

Le perizie parlano di oltre 2mila ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cadiovascolari tra il 2005 e il 2012 che si presume siano dovute alle emissioni della centrale.

"Il carbone fa male al clima, all'ambiente e alla salute dei cittadini come è emerso oggi con il rinvio a giudizio per la Tirreno Power di Vado Ligure - dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente - Ora si acceleri l'uscita effettiva dal carbone entro il 2025 come stabilito dalla Sen".

Sono stati rinviati a giudizio, tra gli altri, Giovanni Gosio, direttore generale di Tirreno Power dal 2003 al 2014 e Massimo Orlandi, più volte presidente del Cda e componente del Comitato di Gestione. L'inchiesta era finita a giugno 2015 con 86 indagati, tra i quali l'ex presidente della Regione Burlando e la sua giunta.

La centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), che è stata sequestrata, 11 marzo 2014.

L'accusa è che le emissioni provenienti dalla centrale abbiano causato un forte aumento dell'inquinamento che avrebbe provocato danni ambientali e sanitari, causando appunto la mortalità dei residenti. La centrale è stata in seguito riaperta, ma alimentata soltanto a metano, con una notevole diminuzione della forza lavoro e la decisione di abbattere una delle due ciminiere.

Tirreno Power, in una nota della direzione aziendale, scrive che il rinvio a giudizio di alcuni suoi dirigenti e manager "è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite". "Il processo sarà l'occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della Procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell'impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze". Le rilevazioni ufficiali dimostrano che i contributi delle emissioni della centrale nell'ambiente erano irrilevanti e infatti ad anni di distanza dalla chiusura dell'impianto a carbone i dati della qualità dell'aria non si sono modificati.

Soddisfatto quindi anche il M5S ligure per l'esito dell'udienza: "l'impianto accusatorio della procura era solido: l'abbiamo sempre sostenuto". Medicina Democratica spera che che si costituiscano parte civile anche le istituzioni locali che non lo hanno ancora fatto: "Se questo non dovesse avvenire sarebbe inspiegabile - ha detto Loschi - tutti i rappresentanti delle popolazioni esposte sono anche coloro che poi dovranno intervenire economicamente per curare le persone ammalatesi per colpa di questa esposizione". Questo risultato è merito di anni di impegno e lavoro del comitato Rete Savonese 'Fermiamo il Carbone'.

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