Mafia: il re dell'Eolico finanziava la latitanza di Messina Denaro

Mafia il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

C'è il nome del "re dell'eolico", l'imprenditore alcamese Vito Nicastri, che dopo le maxi confische subite era riuscito a tenere nascosta un'ulteriore cassaforte da dove ha tirato fuori i soldi per mantenere la latitanza del capo della cupola provinciale, il boss Matteo Messina Denaro.

Le indagini hanno consentito di individuare i capi delle famiglie della Cosa nostra di Vita e Salemi e di assicurare alla giustizia diversi gregari.

Si tratta di un duro colpo alla rete di fiancheggiatori del numero 1 di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi di Vita e Salemi azzerate dai carabinieri e dalla Dia sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro, che è ricercato dal 1993.

Oltre cento gli uomini impegnati nel blitz fra carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia.

Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, tra i quali ci sarebbe stato un noto faccendiere mazarese Salvatore Calvanico, una volta braccio destro dell'ex governatore Totò Cuffaro, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname nonché in attività di ristorazione.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

E' Vito Nicastri, "il signore del vento" come lo definì alcuni anni fa il Financial Times: il re degli impianti eolici da Roma in giù è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Per questo i carabinieri, nel corso della stessa operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, ritenuti strumento per il business dell'organizzazione criminale. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi.

I suoi rapporti stretti a doppio filo con i boss mafiosi, gli sono costati il sequestro di centinaia di milioni di euro. Anche lui insieme alle altre 11 persone finite in manette è sospettato di aver coperto e finanziato la latitanza di Messina Denaro. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa indicandolo come uno dei finanziatori della latitanza del boss mafioso castelvetranese.

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