Governo, Di Maio: "Non contempliamo ipotesi di esecutivi istituzionali"

Di Maio

Di Maio non lo dice apertamente, o meglio non può dirlo, ma essenzialmente la sua "offerta", l'idea che porterà al Presidente della Repubblica, è simile a quella di Bersani nel 2013: nessun accordo politico ma il via libera in Parlamento, attivo o passivo, dagli altri partiti alla costituzione di un governo 5 Stelle basato su una serie di punti programmatici (erano 8 quelli di Bersani, sono 20 quelli di Di Maio) su cui il confronto è però aperto. Nessuna ipotesi di "governo di tutti". "Questo non ci spaventa".

Il precedente è quello del 2017 con l'allora neo-single Di Maio (che aveva lasciato da poco la fidanzata Silvia Virgulti) e le voci hanno subito corso vorticose fino a riprendere ossigeno dopo questa nuova foto che li vede insieme in un momento di relax sul lungomare.

Pare che la sua love-story con Di Maio sia abbastanza recente. Chiedo responsabilità a tutte le forze politiche: il debito, la disoccupazione, la tassazione delle imprese e la disoccupazione giovanile non aspettano le liti di partito. Se dovessimo andare al governo, come spero, la nostra linea non è isolare l'Italia ma che sia un Paese che comunica il più possibile con il resto del mondo. "Non siamo disponibili - ribadisce - a immaginare una squadra di governo o un governo diverso da quello che la volontà popolare ha espresso". Non possiamo perdere l'occasione di lavorare per gli italiani, non ci sono da fare alleanze ma parlare dei temi.

Poi precisa: "Non sto ispirando cambi di casacca, ci mancherebbe altro".

Con queste parole Luigi Di Maio, leader del M5S, ha lanciato con un post sul blog un appello per la formazione del nuovo governo (diretto in particolare al Partito democratico), riprendendo le parole pronunciate ieri dal presidente della Cei Gualtiero Bassetti. Se andassimo al governo sarei contento di discutere a quei tavoli su come rivedere i parametri sugli investimenti: "noi abbiamo a cuore l'idea di ridurre il debito pubblico ma con misure espansive". "Se ne hanno bisogno, gli italiani saranno ben lieti". Insomma, Salvini è riuscito a convincere una buona fetta di elettorato tradizionalmente di Forza Italia e soprattutto moltissimi astensionisti che finora non avevano dato il proprio voto nelle ultime tornate elettorali: i sondaggi mostrano che la provenienza dei voti della Lega ha un 20% da Berlusconi, un 16% dalla vecchia Lega Nord di Maroni e Bossi, un 8% dal Pd renziano, un 6% dal Movimento 5 Stelle e un 7% da altri partiti minori.

Oltre a discorsi ormai vecchi di una settimana sul significato del "voto postideologico", durante la Conferenza Stampa Luigi Di Maio risponde anche a questioni più tecniche. "Tutti quanti dobbiamo avere responsabilità" ha ribadito.

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