Strage di via d'Amelio, un'altra ombra: tre poliziotti sott'accusa per depistaggio

La svolta nell'inchiesta della Procura di Caltanissetta, che dopo anni di inchieste e grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, è riuscita ad individuare i veri artefici della fase preparatoria della strage, è arrivata a ridosso dall'imminente deposito della sentenza emessa nel corso dell'ultimo processo per l'eccidio di Via D'Amelio, deposito che si attende per i prossimi giorni.

A poco più di due anni dall'archiviazione, si riapre il sipario sul clamoroso depistaggio dell'indagine sull'attentato al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta. L'avviso di conclusione indagine, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato, come scrive oggi l'edizione locale di Repubblica, al dirigente di Polizia Mario Bo, e ai poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Durante la prima indagine sul funzionario di polizia agli ordini di Arnaldo La Barbera l'accusa aveva puntato tutto sulle dichiarazioni di Scarantino che, una volta ritrattata la sua versione dei fatti, aveva sostenuto di essere stato maltrattato dai poliziotti perché recitasse il copione a lui imposto. Secondo gli inquirenti depistarono le indagini, costruendo ad arte un falso pentito, Vincenzo Scarantino, e aggiustando i suoi verbali per suggerire persone da incolpare.

Facevano parte del pool costituito dopo le stragi che avrebbe dovuto scoprire mandanti ed esecutori. Bo era stato già indagato per il depistaggio, ma la vicenda per lui si era concluso con un'archiviazione. La corte d'assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, un anno fa condannò all'ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati di strage e a 10 anni i "falsi pentiti" Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia.

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