Cinquantuno arresti per droga a Catanzaro nel blitz "Passo di salto"

Cinquantuno arresti per droga a Catanzaro nel blitz

Il procuratore ha illustrato in conferenza stampa l'esito di un blitz congiunto di Polizia e Arma dei carabinieri che ha confermato la presenza, a Catanzaro, di una consorteria che - ha spiegato ancora Gratteri - aveva importanti collegamenti con le piu' agguerrite famiglie di 'ndrangheta della Locride, come i Pizzata e una 'ndrine dei Pelle di San Luca, e del Crotonese, in particolare quelle di Isola Capo Rizzuto.

L'attività investigativa - di fatto - ha permesso di ricostruire e disarticolare una potente associazione operante nella zona sud del capoluogo calabrese.

Gli arresti domiciliari sono stati, invece, disposti nei confronti di: Maurizio Abbruzzese; Stefania Berlingieri; Ernesto Bevacqua; Martino Bevacqua; Massimo Bevilacqua; Paolo Cara; Fabio Di Marini; Anthony Fiorentino; Manuel Gesualdo; Antonio Giorgianni; Alessandro Granato; Paolo Gravino; Antonio Gualtieri; Francesco Guido; Mario Leone; Carlo Litterio; Angelo Antonio Maletta; Nicola Manetta; Gerardo Masciari, alias Nino; Marco Mazzitelli; Francesco Alex Niciforo; Gigino Paone; Andrea Pizzari; Erminia Procopio; Lorenzo Procopio; Vincenzo Procopio; Stefano Teti; Pietro Antonio Vitaliano. Accusate a vario titolo dei reati di produzione, traffico e spaccio di droga.

"Volevano trasformare alcuni quartieri del capoluogo in aree di spaccio come Scampia" ha riferito il comandante del reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro, Alceo Greco.

"Da oggi Catanzaro è più libera, abbiamo tolto una cappa che da oltre dieci anni incombeva sulla città". Trapela così una fitta rete di contatti.

Secondo quanto emerso dall'operazione Passo di Salto, i soggetti utilizzavano anche i minori per spacciare cocaina, cannabis ed eroina. Viene privilegiato il meccanismo della cessione in conto vendita: ciò sta a significare che non vi è contestualità fra la consegna dello stupefacente ed il suo pagamento, metodo che "contabilmente" consente, scrive il giudice, di ridurre il rischio di invenduto mentre, sotto il profilo investigativo, cerca di eludere i rapporti diretti fra le parti così complicando le esigenze probatorie. Minori che, per pagare la droga, da consumatori si trasformavano in pusher.

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