Cambiano le etichette per pasta e riso: come saranno da oggi

L'etichetta su pasta e riso favorisce le produzioni della Sardegna

Sottolineano inoltre che il provvedimento non vale per tutta la pasta e che la nuova etichetta non verrà applicata alla pasta di grano duro Igp (come ad esempio quella di Gragnano), a tutta la pasta fresca, a quella senza glutine (di riso, mais, soia, segale), alla pasta biologica (che si attiene a un altro regolamento), a quella di farro, ai Pizzoccheri. La sola indicazione in etichetta dell'origine del grano non basta per superare il gap strutturale, quantitativo e qualitativo, che impone agli industriali della pasta di importare una quota (in media il 30%) del grano necessario per fare il loro prodotto.

L'etichetta di origine obbligatoria permette di conoscere l'origine del grano impiegato nella produzione di pasta e del riso.

Coldiretti, che ha organizzato il Pasta Day in occasione dell'entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull'indicazione dell'origine obbligatoria del riso e del grano, ricorda che l'etichettatura è "una scelta applaudita dal 96% dei consumatori che chiede venga scritta sull'etichetta in modo chiaro e leggibile l'origine di tutti gli alimenti e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha precisato come sia "prevalente l'interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l'esito delle consultazioni pubbliche circa l'importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di provenienza dell'alimento e dell'ingrediente primario". Da oggi sulle confezioni ci sarà un'etichetta completa. Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia - prosegue Coldiretti - dovranno d'ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura. Il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo ha dichiarato: "Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in pre-raccolta con il glifosato, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica". Se il grano è coltivato almeno per il 50% in Italia si potrà indicare la dicitura: "Italia ed altri paesi UE".Anche per il riso valgono le stesse indicazioni per indicare i paesi di coltivazzione, lavorazione e confezionamento.

Questa frase afferma una richiesta più che legittima. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture 'UE', 'non UE', e 'UE e non UE'. "Siamo gli unici a proporre al consumatore pasta all'uovo e di semola prodotta in chiave artigianale e di alta qualità con triplo impasto lento a bassa temperatura, lenta estrusione, trafilatura al bronzo, essiccazione lenta a bassa temperatura e materie prime 100% italiane" - ha spiegato il direttore.

Sotto accusa per la Coldiretti ci sono i comportamenti delle industrie di trasformazione che approfittano dell'aumento insostenibile della forbice dei prezzi tra produzione e consumo e non si impegnano per sviluppare contratti di filiera con prezzi adeguati che sono l'unico modo per garantire al produttore remunerazioni sopra i costi di produzione e tutelare la risicoltura Made in Italy.

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