Legambiente: "Troppe bufale e inesattezze sui sacchetti biodegradabili"

Legambiente:

È ora di sostenere e promuovere l'innovazione che fa bene all'ambiente, senza dimenticare di contrastare il problema dei sacchetti di plastica illegali.

Non si placa la polemica sui sacchetti biodegradabili per gli alimenti freschi e sfusi nei supermercati, obbligatori dal 1° gennaio 2018 e a pagamento per i consumatori.

Legambiente punta il dito contro le "bugie" che stanno circolando in questi giorni: dalla cosiddetta "tassa occulta" alla questione del monopolio di Novamont, azienda a cui si deve l'invenzione del Mater-Bi.

Nel definire queste polemiche "incomprensibili", Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, osserva che "sarebbe utile che ci si preoccupasse dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento causato dalle plastiche non gestite correttamente, e che si accettassero soluzioni tecnologiche e produttive che contribuiscono a risolvere questi problemi, senza lasciarsi andare a polemiche da campagna elettorale, di cui non se ne sente il bisogno". "Circa la metà di quelli in circolazione sono infatti fuorilegge, un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, e una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale".

Legambiente, interviene con un comunicato sulla questione sacchetti di cui in tanti ci siamo occupati, sia per i costi, sia per la ditta che li produce.

Tassa occulta? Per Legambiente non è nulla di tutto ciò.

La legge vieta il riutilizzo dei sacchetti? "In questo modo si garantirebbe una riduzione auspicabile dell'uso dei sacchetti di plastica, anche se compostabile, come già fatto coi sacchetti per l'asporto merci (che grazie al bando entrato in vigore nel 2012 in 5 anni sono stati ridotti del 55%)". "Appare evidente che si tratta di una operazione-trasparenza voluta dal Parlamento unanime". "Abbiamo fatto una serie di provvedimenti che ci pongono come esempio nel mondo". Forse sarebbe opportuno ricordare che tra le principali aziende della chimica verde una volta tanto l'Italia ha una leadership mondiale sul tema, grazie ad una società che è stata la prima 30 anni fa a investire in questo settore e che negli ultimi 10 anni ha permesso di far riaprire impianti chiusi riconvertendoli a filiere che producono biopolimeri innovativi che riducono l'inquinamento da plastica. "A dimostrazione che i cittadini premiano sempre di più gli interventi legati alla sostenibilità e alla tutela dell'ambiente, anche se questi vanno ad incidere sulle loro tasche, il prezzo non è più la sola e unica componente da tenere in considerazione", commenta Roberto Tascini, presidente di Adoc, "la ricerca di una maggiore qualità del prodotto/servizio offerto, il rispetto dell'ambiente e delle politiche di sostenibilità sono ormai fattori chiave nelle scelte dei consumatori". Se adesso si dice che hanno un prezzo è per farne utilizzare meno alla gente.

Il dicastero dell'Ambiente sta verificando con il ministero della Salute "la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce". Molti vedono nell'accaduto un "disegno politico", teso a favorire una manager Novamont, colosso del settore, presunta simpatizzante del Pd, per quanto altre fonti ribadiscano come ci siano varie realtà operanti nel settore e che riforniscono i supermercati, così che, parlare di complotto, davvero non avrebbe senso, poiché non si è in presenza di un monopolio.

Correlati:

Commenti


Altre notizie