Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta

Trump e Gerusalemme perché ora potrebbe scoppiare una guerra in Medio Oriente

I Marine USA hanno rinforzato la loro presenza alle ambasciate statunitensi in Medio Oriente, dove sono stati dislocati come misura di "precauzione" in caso di violenze contro la dichiarazione di Trump su Gerusalemme. Trump, forse spinto anche dal desiderio di distrarre i media da preoccupazioni interne, come l'affare con la Russia, ha agito in maniera totalmente diversa da tutti i suoi predecessori. "Ho giudicato questa azione nel miglior interesse degli Stati Uniti e della ricerca della pace per israeliani e palestinesi", ha detto Trump che ha sottolineato come Israele sia "una nazione sovrana" che "ha il diritto di determinare la propria capitale".

Un nodo rimasto irrisolto Ma perchè Trump è voluto partire subito da Gerusalemme? Da quando Gerusalemme est è stata annessa a Gerusalemme ovest nella guerra di sei giorni del 1967, Israele ha rivendicato la città come capitale "eterna e indivisibile" e ha chiesto a gran voce un riconoscimento internazionale.

Tre dimostranti palestinesi, poi, sono rimasti feriti dal fuoco di militari israeliani quando stamane la manifestazione di protesta a cui partecipavano presso Khan Yunes (Gaza) ha raggiunto i reticolati della linea di demarcazione della Striscia con Israele. Nonostante ciò, la svolta dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore: il New York Times l'annuncia per domani, mercoledì 6 dicembre. Ma, probabilmente, è solo il primo atto. Anche per questo le parole del presidente degli Stati Uniti sono state ascoltate con estrema attenzione da praticamente tutti i leader mondiali: lo scetticismo generale che aveva accompagnato la scelta di Washington fin dalle prime notizie circolate in merito è stato confermato dalle reazioni, pressoché univoche, arrivate dopo il fatidico discorso prenatalizio alla Casa Bianca.

E infine il saluto bipartisan: "Dio benedica gli israeliani, Dio benedica i palestinesi".

Il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi hanno espresso direttamente al presidente americano tutta la loro contrarietà mettendolo in guardia dalle conseguenze pericolose in tutta la regione.

Nessuna contropartita per i palestinesi In secondo luogo, pur insistendo sulla necessità di un accordo di pace tra israeliani e palestinesi, il presidente americano non ha tuttavia fatto alcuna allusione a dei potenziali benefici - contropartite - che potrebbero arrivare ai palestinesi dopo questa decisione su Gerusalemme. "Guardiamo con grande preoccupazione tutti i fatti e tutte le decisioni che sembrano contraddire la strada che la comunità internazionale ha imboccato da tanto, troppo tempo senza vedere il traguardo", afferma il ministro degli Esteri Angelino Alfano. "Il rapporto con Israele poteva essere un fattore di rafforzamento dell'Arabia Saudita", spiega Tocci, "ma Mohammed bin Salman, principe del regno che ospita la Mecca e Medina, cuore dell'Islam, non può rimanere impassibile davanti a un affronto ai parametri di soluzione del conflitto palestinese decisi a Oslo". Per il Governo israeliano, invece, Gerusalemme è la capitale una e indivisibile. Lo status di Gerusalemme è una delle questioni cardine, probabilmente la più spinosa in assoluto, che diplomatici e negoziatori non sono mai riusciti ad affrontare.

Correlati:

Commenti


Altre notizie