Pizza, conto alla rovescia all'Unesco: è corsa a chi festeggia per primo

PIZZA UNESCO, CRESCE L'ATTESA

"La tutela Unesco è legittima: la pizza deve diventare uno dei fattori di occupazione a Napoli: chiedo un corso di laurea, una nuova kermesse che la rappresenti alla platea internazionale, più il riconoscimento del lavoro dei pizzaioli che da commercianti devono essere considerati, per legge, artigiani". Lo annuncia il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina sui social.

La passione per la pizza è diventata planetaria, con gli americani che sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all'anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci, che con 3,3 chili di pizza pro capite annui chiudono questa classifica.

Dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, voto unanime del Comitato di governo dell'Unesco per l'unica candidatura italiana, riconoscendo che la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo.

Un appello che rischia di cadere nel vuoto perché la voglia di mettere il cappello sulla vittoria, andare in tv, conquistare i soliti dieci minuti di notorietà personale potrebbe creare dei danni ad un causa che ha raccolto, grazie all'Associazione Pizzaioli Napoletani, alla Coldiretti, alla Cna e alla Fondazione Univerde di Pecoraro Scanio, circa due milioni di firme. Chiamato a valutare l'inserimento "dell'arte del pizzaiolo napoletano" nella lista dei beni mondiali Unesco.

Non è stato facile arrivare fino a questo punto perché il bel paese ha già troppi siti Unesco.

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