Lo sfogo di Dell'Utri: "Non ce la faccio più"

L'appello:

"Liberatelo, adesso. A chi ancora gioca sulla pelle di Marcello Dell'Utri chiediamo di mettersi una mano sulla coscienza perché di fronte a un tumore i distinguo e la ragion di Stato non reggono più". Tiratelo fuori di prigione.

Gentilissimo dottor Chiocci, mi rivolgo al suo quotidiano per la sensibilità che ha dimostrato e per gli appelli pubblicati riguardanti mio marito, Marcello Dell'Utri. E prosegue: "Non bastavano i drammatici problemi di salute di cui l'ex senatore soffre da tempo".

Il cofondatore di Forza Italia sta scontando a Rebibbia una condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora al settantaseienne Dell'Utri hanno diagnosticato pure un devastante cancro alla prostata da curare all'istante con vagonate di radioterapia. Per l'incompatibilità, invece, si sono espressi i consulenti della Procura generale (il cardiologo Luciano De Biase e il medico legale Alessandro Fineschi, autori di ben due relazioni) tanto da aver indicato una serie di strutture sanitarie (tre a Milano e due a Roma) dove l'ex parlamentare potrebbe essere trasferito in regime di arresti ospedalieri. Ci auguriamo che i giudici, chiamati domani a decidere della sua liberazione, tengano debitamente conto del nuovo quadro clinico di Dell'Utri, visibilmente precipitato, e garantiscano un diritto costituzionalmente sancito. Vale per Dell'Utri come per ogni signor Rossi recluso e malato. Fu solo grazie alla raccolta firme del nostro giornale che i tempi furono ridotti di due mesi. Poi Marcello Dell'Utri saprà cosa ha deciso per lui il tribunale di sorveglianza di Roma. Dalla giustizia italiana siamo abituati ad aspettarci di tutto. Stavolta però siamo certi che nessun giudice troverà il coraggio di lasciarlo marcire in galera con un tumore destinato a divorarlo.

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