Liberi e uguali. Grasso che cola?

Grasso riceve il sollecito di pagamento dal Pd

Dov'è la "proposta che viene dal partito" con la candidatura di Grasso? Anzi. Basta aver seguito il percorso che ha portato alla sua formazione o anche soltanto i discorsi di domenica scorsa (quello di Grasso ma non soltanto quello) per capire che Liberi e uguali si colloca saldamente nello spazio socialdemocratico che proprio Il Pd ha lasciato sguarnito, magari perchè attratto dalla vocazione di dover per forza allearsi ove possibile con gli Alfano, i Verdini e non solo. Grasso è la figura di riferimento della nuova formazione politica. Per il vicesegretario del Pd Maurizio Martina, però "la logica del nemico-vicino non ha nulla di nuovo a sinistra". Tasse più giuste e progressive, una vera parità di genere. "Ma oggi con la sua scelta, che va rispettata, questa prospettiva è più difficile".

Come il nostro Giacomo Andreoli ha puntualmente raccontato sul nostro magazine, Pietro Grasso ha abbandonato la toga dell'uomo ligio delle istituzioni - in qualità di Presidente del Senato - per vestire quella del leader politico, o meglio del collante di tante forze nane di sinistra, altrimenti destinate all'ignoto. Lì ci saranno i grandi avversari del renzismo, a cominciare dai 37 deputati e dai 14 senatori usciti dal Pd nel febbraio di quest'anno. Può darsi che la nuova lista ora in campo possa intercettare qualche voto pentastellato, vista la parziale affinità dei rispettivi elettorati e la comune avversione a certo riformismo renziano (è recente la presa di posizione di Luigi Di Maio a favore della reintroduzione dell'articolo 18 e contro il Jobs Act, anche se lo stesso Di Maio ha chiarito la contrarietà del suo Movimento - a sinistra la pensano diversamente a riguardo - al ripristino dell'articolo 18 nelle imprese al di sotto dei 15 dipendenti, perché "a conduzione familiare"). E alla guida ci sarà il Presidente del Senato Piero Grasso. Insomma, una formazione politica di "contenuti seri", secondo il linguaggio dalemiano, rispetto allo spettacolo che gli altri offrono. Quella liberale, quella democratica, ma anche quella socialista.

Si è aperta stamani, a Roma, l'assemblea dei delegati di Mdp, Si e Possibile, che daranno vita a una lista unitaria alle prossime elezioni. Questo basterebbe già alla squadra di Grasso, Bersani e D'Alema. Le simulazioni ricavate dalla media degli ultimi sondaggi calcolano intorno al 35 per cento la soglia del "voto in più" che fa conquistare il seggio a questo o a quel partito: un livello che è alla portata sia dei grillini che del centrodestra, seppure qui sia sostanzialmente inconsistente l'apporto della Lega Nord. E gioca a sfavore sia nel caso Pd e AP si presentino in coalizione, sia che i centristi decidano di correre da soli, come sembra più probabile alla luce del compromesso cui le due anime del partito stanno lavorando per evitare la scissione. A questo punto è necessaria una rottura profonda tra il passato e il futuro che può determinarla solo chi è meno compromesso, politicamente parlando, con il vecchio establishment.

Ma intorno a questi leader si sta muovendo un folto gruppo di politici e simpatizzanti.

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