Istat: quasi la metà dei residenti al Sud è a rischio povertà

Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise

Sono le ultime stime Istat sul 2016, contro il 28,7% dell'anno precedente. La popolazione che si trova a rischio di povertà o esclusione sociale oltrepassa di 5.255.000 unità il target previsto. Sulla base di tali informazioni, l'Unione europea calcola gli indicatori ufficiali per la definizione e il monitoraggio degli obiettivi di politica economico-sociale perseguiti dalla Strategia Europa 2020, che si propone di ridurre di 20 milioni gli individui esposti al rischio di povertà o esclusione sociale a livello Ue entro il 2020. Le famiglie più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale sono quelle numerose, con cinque o più componenti (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

E se da un lato si registra una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie, dall'altro aumenta anche la disuguaglianza economica. I redditi, spiega l'Istat, risentono del "sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo". Ecco che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata.

Sottoscritto nel pomeriggio di oggi il protocollo di intesa tra il Comune di Cremona, la Società San Vincenzo de' Paoli, Caritas Diocesana, il Centro di Solidarietà il Ponte, il Consorzio Solco Cremona, per la realizzazione di azioni coordinate di contrasto all'esclusione sociale e alla povertà. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Per ritenere che una famiglia viva quasi al di sotto della soglia di povertà è necessario che sia soddisfatta almeno una di queste condizioni: un nucleo familiare deve vivere al di sotto dei 9.748 euro annui; oppure in condizioni di grave deprivazione materiale (cioè mostrare almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti, come l'essere in ritardo con i pagamenti, non potersi permettere di riscaldare in modo adeguato la casa); oppure le famiglie in questione devono trovarsi a bassa intensità di lavoro, ossia con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo (se si fa riferimento a una singola persona si tratta di meno di tre mesi all'anno).

L'incidenza degli individui a rischio povertà, si legge nel report Istat, è aumentata dal 19,9% del 2015 al 20,6% del 2016, per non parlare poi della quota di persone che vivono in famiglie gravemente deprivate, salita dall'11,5% al 12,1%. Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Distribuzioni del reddito più squilibrate ci sono in Portogallo (0,339), in Grecia (0,343) e in Spagna (0,345).

Tuttavia, c'è chi sta peggio.

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