Il giudice di Theran condanna a morte il ricercatore Djalali

Condannato a morte il ricercatore iraniano

Il ricercatore, che è stato arrestato nell'aprile 2016 mentre partecipava ad un convegno medico in Iran, dopo la seconda udienza del 24 settembre sabato scorso - la prima udienza era stata fatta il 24 agosto 2017 - è stato ritenuto colpevole dell'accusa di spionaggio e condannato.

Tra gli stenui difensori del ricercatore, oltre ai suoi colleghi dell'Università del Piemonte Orientale di Novara e la Conferenza dei rettori universitari italiani (Crui) anche Amnesty International che ha lanciato una campagna per la sua liberazione. Il processo si è svolto in modo anomalo con la ricusazione di due avvocati di fiducia di Djalali e senza clamori mediatici, con solo due udienze e la lettura della sentenza all'avvocato. Poi si è trasferito a Stoccolma, dove è residente e vive con la famiglia, da dove collaborava ancora con il centro di ricerca italiano.

La notizia è stata diramata questa mattina dalla moglie di Djalali e, in seguito, è stata confermata dalla Farnesina.

Alfano ha infatti affermato: "abbiamo sollevato più volte il caso con il governo dell'Iran, sia a livello diplomatico tramite il nostro ambasciatore a Teheran sia a livello governativo come ministero". I figli del ricercatore, entrambi minorenni, hanno chiesto a Papa Francesco di intervenire.

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