Traffico internazionale di rifiuti tossici: sette arresti e tre stabilimenti sotto sequestro

Guardia costiera- Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Il gip di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare personale e disposto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti situati in Orvieto e nel Viterbese, oltre a svariati milioni di euro da sequestrarsi per destinare a confisca, nell'ambito di un'indagine della Guardia costiera impegnata a sgominare un presunto cartello di imprese ritenute responsabili di aver animato un traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati. I rifiuti venivano caricati nei porti di Livorno, La Spezia, Genova, Ravenna e Civitavecchia. L'inchiesta è partita all'inizio del 2016, quando da un controllo di routine dei trasporti via mare gli investigatori si sono imbattuti in due società - la Tmr di Castiglione in Teverina (Viterbo) e la Alluminio Frantumati di Orvieto - che effettuavano movimentazioni sospette.

L'accusa. Secondo gli inquirenti, il meccanismo messo a punto dall'organizzazione, che gestiva il traffico internazionale, puntava a raccogliere scarti di industrie non lavorati e rifiuti tossici di varie industrie italiane, risparmiando sul processo di trattamento tramite false attestazioni di avvenuta bonifica. In sostanza, le aziende si limitavano a 'macinare' i rifiuti, per poi spedirli dall'altra parte del mondo senza minimamente preoccuparsi della salute di chi sarebbe entrato in contatto con quei materiali. Secondo l'ammiraglio Giuseppe Tarsia, all'epoca comandante del porto di Civitavecchia e ora a Livorno, "non si tratta di un caso isolato e per questo il nostro impegno ambientale proseguirà anche su questo versante".

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