Tangenti su protesi a Monza, 21 misure cautelari

Sanità ditta protesi corrompeva chirurghi 21 indagati

L'inchiesta, denominata "Disturbo" dal nome in codice con cui i rappresentanti di una società monzese che commercializza protesi, la Ceraver Italia, chiamavano il denaro corrisposto ai medici o agli ortopedici coinvolti per ottenere favoritismi nell'acquisto di prodotti, ha portato all'esecuzione di ventuno misure cautelari. 12 medici lombardi sono finiti in manette per corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi ortopedici avrebbero agito con la complicità dei medici di base per reclutare pazienti.

Venuta fuori questa storia, il Policlinico di Monza ha diffuso una nota nella quale ha precisato di essere assolutamente estraneo alla vicenda ed ha aggiunto che verrà applicato all'interno delle proprie strutture sanitario quanto previsto dalle normative, con la definizione di procedure organizzative atte a discernere le responsabilità oggettiva aziendali e soggettive dei singoli professionisti operanti in azienda.Il gruppo sostanzialmente afferma che se i fatti dovessero in qualche modo essere confermati, sono riconducibili a eventuali responsabilità personali dei soggetti coinvolti. Perferibilmente anziane: "Ho preso un soggetto. detto tra noi, tra me e te. che poteva farmi anche da cavia. nel senso uno che non ha esigenze particolari. gli metteremo anche l'altro ginocchio. comunque è andato via benissimo", dice Valadè a Marco Camnasio della Ceraver". Infine, i pazienti venivano operati con l'impianto delle protesi. Ed il tutto nonostante da alcune intercettazioni emerga il sospetto da parte dei medici che quelle protesi fossero di qualità inferiore rispetto ad altre marche.

"Questa indagine non criminalizza la classe medica" - ha spiegato il Procuratore di Monza, Luisa Zanetti in conferenza stampa inieme al Generale Paolo Kalenda, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Milano. E poco importava se si trattava di materiale scadente, che faceva "veramente cagare", come ammettono in un intercettazione due degli arrestati. A guadagnarci era l'azienda, che vendeva le sue protesi, il chirurgo che per questo riceveva regalie, e i medici stessi, che ricevevano piccole somme dalla Ceraver e una percentuale del compenso ottenuto dall'ortopedico durante la visita.

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