Caso Ogm, Corte Ue dichiara

I mais OGM autorizzati per la prima volta sono il Bt11 e il TC1507

Milano, 13 set. (AdnKronos Salute) - "Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati, senza che sia evidente l'esistenza di un grave rischio per la salute o per l'ambiente".

Il decreto italiano del 2013 sugli Ogm non era legittimo.

"Nel 1998 - ricorda la Corte Ue in una nota che illustra i contenuti della sentenza - la Commissione ha autorizzato l'immissione in commercio di mais geneticamente modificato MON 810". Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano.

La sentenza fa riferimento al caso di un agricoltore friulano che nel 2014 aveva provocatoriamente seminato i suoi campi con prodotti geneticamente modificati prima di rivolgersi alla Corte di giustizia europea.

Secondo tale principio, gli Stati membri possono adottare misure di emergenza al fine di scongiurare rischi per la salute umana che non siano stati ancora pienamente identificati o compresi in ragione di una situazione di incertezza sul piano scientifico.

"L'agricoltura italiana - conclude la Coldiretti - è diventata la più green d'Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati, come avviene peraltro in 23 Paesi sui 28 dell'Unione Europea".

È in questo ambito che il Tribunale di Udine ha chiesto alla Corte di giustizia se sia possibile adottare, in materia alimentare, misure di emergenza sul fondamento del principio di precauzione.

La Corte rileva che uno Stato membro, quando ha informato ufficialmente la Commissione sulla necessità di ricorrere a misure di emergenza e la Commissione non ha adottato nessuna misura, "può adottare tali misure a livello nazionale". "In tali circostanze, i giudici nazionali sono competenti a valutare la legittimità delle misure di cui trattasi". L'Italia è tra i 17 Stati membri che hanno scelto questa possibilità.

Regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (GU 2003, L 268, pag. 1).

Secondo il diritto dell'Unione Europea, infatti, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l'ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza come il divieto di coltivazione.

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