Omicidio Santo Giuffrida: arrestata la compagna ei complici

Non morì per infarto, ma fu avvelenato: la compagna arrestata con i sicari a Misterbianco

I quattro sono indagati per tentato omicidio aggravato e, nello specifico, per un accoltellamento commesso a Misterbianco il 21 gennaio del 2001 nei confronti dell'imprenditore Catanese, Santo Giuffrida, 60 anni, nonché compagno di Barbara Bregamo. L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Catania, è stata eseguita dai carabinieri.

La morte di Santo Giuffrida era stata finora attribuita ad un infarto fulminante, ma, le dichiarazioni rese nel corso del 2016 dal neo-collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro, hanno consentito di far luce su un efferato omicidio fino ad ora dissimulato come morte naturale.

L'operazione è stata denominata "Circe". Sono stati fermati altri tre uomini dalle autorità Giuseppe Indorato, Antonio Zuccarello, e Alfio Maugello, gli uomini sono accusati di avere partecipato all'omicidio. Avrebbe dato l'incarico a Cavallaro, che avrebbe a sua volta incaricato dell'esecuzione materiale un suo conoscente, Indorato. All'epoca dei fatti però nessun elemento raccolto portò alla Bregamo e nonostante Indorato fu individuato e indagato, non vennero acquisiti sufficienti elementi per un rinvio a giudizio.

La compagna avrebbe chiesto a Cavallaro l'uccisione dell'imprenditore pagando 20mila euro e comprando per lo stesso un' automobile Bmw. L'omicidio venne pianificato con maggior cura: Cavallaro chiese aiuto a Alfio Maugeri e Antonino Zuccarello. E' la notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2002 e grazie alla complicità della donna, sia Cavallaro che Maugeri e Zuccarello entrano nell'abitazione di Giuffrida e dopo avergli somministrato una iniezione velenosa lo soffocano. La donna inscenava successivamente la morte naturale di Giuffrdia senza che vi fossero sospetti su quanto realmente accaduto. Le indagini avviate per ottenere i necessari riscontri alle dichiarazioni di Cavallaro sono state condotte dai carabinieri di Catania che, attraverso una serie di intercettazioni e di videoregistrazioni - corroborate da sommarie informazioni di persone informate sui fatti, consulenze medico-legali ed altro - hanno consentito di ottenere riscontri precisi sul ruolo di correo del collaboratore di giustizia.

Per indurre gli indagati a commentare l'omicidio veniva, inoltre, lasciato sulla loro autovettura un foglio di carta riportante la frase: "sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l'amica di Luciano 15 anni fa".

Ed effettivamente una delle persone coinvolte nell'indagine dopo aver ricevuto il biglietto avrebbe rivelato ad un amico: "Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due".

Correlati:

Commenti


Altre notizie