Sulla Via di Damasco, la rivoluzione di Don Milani

Papa Francesco a Bozzolo- RV

Il Papa a Barbiana incontra gli alunni di San Donato Calenzano e Barbiana.

È un incontro che completa un percorso, perché già nel 2014, su richiesta del Cardinale Betori, arcivescovo di Firenze, la Congregazione della Dottrina della Fede aveva fatto rimuovere il libro "Esperienze pastorali" di don Milani dalla lista dei libri messi all'indice.

All'arrivo del Papa le campane della chiesa di Barbiana hanno suonato a festa.

Colpisce che il tratto che viene fuori è quello di un don Lorenzo ubbidiente, che accetta il trasferimento a Barbiana, per avere "nuovi figli", che pensa lì di "ridare ai poveri la parola perché senza la parola non c'è dignità e quindi neanche libertà e giustizia". "Siete testimoni - dice - di come un prete abbia vissuto la sua missione, nei luoghi in cui la Chiesa lo ha chiamato, in piena fedeltà al Vangelo e proprio per questo con piena fedeltà a ciascuno di voi". Francesco parla senza mezzi termini di don Milani come di "esempio di prete trasparente e puro come il cristallo", concludendo con l'appello agli astanti: "Prendete la fiaccola e portatela avanti", dopo aver citato, fra vari testi del priore, anche la lettera in cui la madre, Alice Weiss, si augura che a Lorenzo venga riconosciuto il valore del sacerdote. "Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole". "Oggi lo fa il vescovo di Roma, ciò non cancella amarezze ma dice che la Chiesa riconosce in quella via un modo esemplare di servire il Vangelo". "Di quella piena umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità". Giorgio Vecchio e don Bruno Bignami hanno poi mostrato a Bergoglio materiali dell'Archivio Mazzolari: anzitutto uno scritto, tratto dal diario del giovane Primo, del 1907, in cui, a soli 17 anni, delinea come "dovrebbe essere il profilo di un prete moderno, non baciapile", segnala Bignami.

Secondo Francesco, "don Lorenzo ci insegna a voler bene alla Chiesa con la schiettezza che può creare tensioni ma mai fratture. La Chiesa che don Milani ha mostrato al mondo ha questo volto materno e premuuroso".

"Come clero fiorentino ci sentiamo particolarmente onorati dalla decisione del Papa e dobbiamo sentire rafforzata la nostra responsabilità nel custodire in modo fedele e creativo l'eredità che don Milani e, con lui, tutti i protagonisti del cattolicesimo fiorentino della metà del Novecento ci hanno lasciato".

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