La Nasa scopre 219 nuovi pianeti: 10 sono potenzialmente abitabili

Kepler a quota 4034

L'esplaneta Kepler-438b, ad esempio, sembrava un emozionante candidato per ospitare la vita, ma nel 2015 gli scienziati hanno annunciato che era effettivamente inabitabile. I 10 nuovi pianeti sono alla giusta temperatura per avere acqua liquida sulla loro superficie rocciosa, un elemento chiave per l'esistenza e lo sviluppo della vita come noi la conosciamo.

Circa la metà di questi pianeti assume una piccola quantità di idrogeno e di elio che "gonfia" le loro dimensioni, permettendo loro di "saltare il divario" e di unirsi alla popolazione più vicina alla dimensione di Nettuno.

La nuova lista è la versione più completa e dettagliata di candidati esoplaneti (mondi al di fuori del nostro Sistema Solare) dai primi quattro anni di raccolta dati di Kepler. Il gruppo di ricerca della NASA condurrà nuove verifiche nei prossimi mesi per confermare le caratteristiche dei nuovi potenziali pianeti, e se così fosse avremmo ulteriori consistenti conferme sul fatto che i mondi rocciosi come il nostro sono molto più diffusi nella Via Lattea (la nostra galassia) di quanto ipotizzato in passato. Il catalogo così definito da Kepler, ha precisato Susan Thompson, coordinatrice dello stesso presso il Seti Institute di Mountain View, in California "è la base di partenza per rispondere ad una delle domande più interssanti dell'astronomia: quanti sono i pianeti simili alla Terra nella nostra galassia?". La missione proseguirà fino al 2018, quando Kepler terminerà il combustibile e non potrà essere più utilizzato. "Ci piace pensare a questo studio di classificazione dei pianeti come quello con cui i biologi identificano nuove specie animali" - ha commentato Benjamin Fulton, altro coordinatore dello studio, proveniente dall'Università delle isole Hawaii - "trovare due gruppi distinti di pianeti è come scoprire che mammiferi e lucertole formano due rami distinti dell'albero evolutivo". Circa 50 dei pianeti hanno una dimensione simile alla Terra e si trovano nella cosiddetta "zona abitabile", una distanza dalla loro stella non troppo calda e non troppo fredda, perfetta per supportare lo sviluppo della vita. Va ricordato, comunque, che Kepler non è l'unico cacciatore di pianeti: ora questo lavoro viene realizzato anche da altri telescopi, soprattutto terrestri.

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