Consip, si dimettono due consiglieri del Tesoro: cda decaduto

La notizia dell'iscrizione sul registro degli indagati di Ferrara si è diffusa nel pomeriggio da ambienti parlamentari. Con le dimissioni di Ferrara e Ferrigno, il Consiglio di Amministrazione della Consip è decaduto in quanto essendo formato da tre membri (l'altro è l'amministratore delegato Luigi Marroni) decade l'intero organismo della Controllata dal Mef. Nell'estate 2016 si allunga fino a Roma, negli uffici di Consip e della Romeo.

Marroni, uno dei protagonisti dell'inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e "accusatore" del ministro Lotti sulla rivelazione del segreto d'ufficio, resta formalmente in carica e se non arriveranno sue dimissioni, sarà necessaria una decisione del cda per sfiduciarlo. E anche che Ferrara gli aveva detto che erano entrambi intercettati e di averlo a sua volta saputo dal comandante Generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette.

Dimissionario da ieri, Ferrara è accusato di aver fornito false informazioni ai pm. Ma la scorsa settimana i senatori del Pd hanno deciso di presentare la richiesta di un cambio del vertice di Consip "delegittimato della inchieste", nel tentativo di evitare che il dibattito a Palazzo Madama fosse dominato dall'analoga mozione di Augello e delle opposizioni. Difficile comunque che l'Aula del Senato scelga di non affrontare tout court l'argomento: quindi, almeno una discussione in Assemblea dovrebbe essere assicurata. Una versione smentita davanti ai giudici dal ministro dello Sport, mentre Ferrara è stato nuovamente interrogato come testimone venerdì scorso. "Se ha sollevato dubbi su appalti, politica e sinistra deve poterlo dire e noi non accetteremo che venga silenziato", ha dichiarato Matteo Salvini a "L'intervista" di Maria Latella: "Non vorrei che si azzerasse tutto perché c'è qualcuno che vuole parlare". Non è possibile prendersela solo con Marroni, un vaso di coccio tra vasi di ferro.

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